Quanto sta accadendo a Sabrina Ganzenua è incredibile e sconcertante. Limitare la patria potestà ad una giovane madre, sostenendo tesi diffamatorie e false è inaccettabile, poichè questo oltre a determinare una forte situazione di disagio e stress psico-fisico alla stessa donna, potrebbe ripercuotersi con gravi conseguenze nei confronti della figlia oggi quattordicenne, motivo della disputa tra i due genitori”. Lo dichiara in una note il Presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato.
A Giugno 2013 il tribunale dei minori di Roma, convoca la suddetta Sabrina Ganzenua poichè il padre naturale di Noemi, sua figlia, richiede la limitazione e/o limitazione della patria potestà, nonostante la piccola vivesse con la donna da sempre ed in particolare dal 2004, anno in cui avvenne la separazione tra i due ex coniugi, regolamentata dal T.M. con decreto 563/2004.
Il padre naturale della piccola Noemi, già aveva convocato la sua ex moglie presso il T.M. nel 2008 per richiedere una riduzione dell’assegno di mantenimento da 400 euro a 200 euro , e l’affidamento condiviso al quale la madre peraltro non si opponeva e che veniva quindi accordato anche in virtu’ delle modifiche in materia di legislazione familiare, mentre venne rigettata l’istanza di riduzione dell’asssegno in favore della minore ritenuto dal Giudice vero oggetto della controversia del padre in quella sede ( decreto 31/2009)
Quest’ultima convocazione però è ben più grave della precedente, poiché il padre della piccola con accuse, infondate e diffamatorie, avrebbe richiesto la limitazione immediata della patria potestà alla donna, poiché considerata pericolosa per la figlia, violenta, dedita all’alcool, alle droghe, militante pericolosa di casapound e con tendenze antisemite e razziste, giacché lui è ebreo. Oltre al danno anche la beffa, poiché secondo quanto riportarto su quell’atto firmato dall’avv di controparte, tutto ciò sembrerebbe essere il risultato della testimonianza della figlia, Noemi, trascinata con l’inganno nello studio dell’avvocato dal padre.
“AssoTutela, ha l’obbligo di difendere una giovane donna da queste calunnie e diffamazioni che rischiano di rompere l’idillio tra madre e figlia – conclude Maritato leader di AssoTutela – Costringere una ragazzina tredicenne a dichiarare il falso, è un atto vile e codardo. Che non siano sempre i minori a pagare le colpe dei genitori. AssoTutela da sempre in prima linea per la difesa dei più deboli, cavalcherà questo caso al fianco dell’Avvocato Marco Orlando”.
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