Rientrare dalla maternità e trovare un peggioramento delle proprie condizioni di lavoro. Questo quanto accaduto al 78% delle donne romane intervistate dall’associazione “Il Melograno”.
“Maternità e lavoro”, così si chiama il progetto all’interno del quale si colloca l’indagine conoscitiva svolta da “Il Melograno” in collaborazione con l’associazione Orares e il patrocinio del I Municipio. L’indagine si è svolta nei mesi di maggio e giugno 2014, attraverso la distribuzione di oltre 3000 questionari in diverse strutture del I Municipio (asili nido comunali e convenzionati, scuole dell’infanzia comunali e statali).
Ad utenze diverse rispetto a quelle scolastiche è stato invece inviato un questionario da compilare online. Sono state prese in considerazione donne con bambini da zero a cinque anni. Dai quasi 800 questionari presi in esame è emerso che ben il 78% delle donne, tornando al lavoro dopo la maternità, ha trovato le proprie condizioni lavorative cambiate, purtroppo in peggio. Si tratta di cambiamenti del tipo di contratto (8% dei casi), di cambiamenti relativi al proprio ruolo, alle mansioni o all’ambiente di lavoro (21% dei casi) fino ad arrivare alla perdita del posto (8% dei casi) o al cambio di lavoro (12%). Sono tutte cifre che, sebbene siano relative soltanto a un Municipio della Capitale, registrano tuttavia una situazione tuttaltro che confortante e che obbigano a considerare con maggior attenzione questa problematica. Un dato che emerge in maniera forte da questa indagine è infatti quello relativo all’insufficienza di adeguati sostegni che permettano alle madri di conciliare al meglio la propria maternità con la vita lavorativa. Proprio a questo proposito, fra le misure ritenute maggiormente necessarie a questa conciliazione, il 76% delle donne intervistate ha auspicato un numero maggiore di asili nido pubblici. Il 67% ha invece ritenuto più importante la possibilità di poter lavorare avvalendosi di luoghi e tempi più flessibili, mentre il 61% si è sentita di annoverare fra le misure fondamentali per le madri lavoratrici, una cultura aziendale diversa.
«Sono necessari – ha spiegato Romana Prosperi Porta, presidente dell’associazione “Il Melograno” – segni tangibili che testimonino la volontà di costruire un contesto sociale in grado di sostenere nuovi rapporti di solidarietà attorno alle madri e ai padri, con un’accresciuta disponibilità ad accogliere, comprendere e farsi carico dei loro bisogni, soprattutto all’inizio del loro percorso, quando maggiori sono le difficoltà. Solo tenendo ben presente quest’ottica è possibile immaginare servizi e politiche che possano realmente superare la lacerante ambivalenza tra la realizzazione di sé nella vita affettiva/familiare e la realizzazione di sé nella vita lavorativa. Se non si parte da questo cambiamento culturale e collettivo la maternità-paternità e il lavoro sono destinati a rimanere due mondi separati e inconciliabili».


