di Giovanni Lucifora
Provenzano e Riina sanno chi ordinò le stragi, “perché Riina è stato preso per la manina in questa strategia”. A parlare è Salvatore Cancemi, ex capomafia di Porta Nuova. Quale fu la contropartita? “Riina presentò a persone importanti una serie di richieste. Aveva un fogliettino, quello che è stato chiamato ‘papello’… Ci disse che dovevamo sfiduciare i politici che comandavano in quel momento, nel 1992, e sostenere questi personaggi che una volta al potere ci avrebbero aiutato”.
Le dichiarazioni choc sono state rilasciate a Raffaella Fanelli nel libro ‘intervista a Cosa nostra – dopo vent’anni svelato l’identikit del Corvo’ (edizioni Anordest). La giornalista ha incontrato Salvo Riina, figlio del capo dei capi Totò u’ curtu, Angelo Provenzano, figlio di Ninnu u tratturi (Bernardo il trattore, per la ferocia con cui uccideva i nemici), Gaspare Mutolo, l’ex autista e braccio destro di Totò Riina nonché spietato killer, Massimo Ciancimino, figlio del sindaco democristiano di Palermo Vito, condannato per associazione mafiosa.
Non solo, anche Licio Gelli, il venerabile della loggia massonica P2, Tina Montinaro, vedova di Antonio caposcorta di Giovanni Falcone, Salvatore Annacondia, pluriomicida, solo per fare qualche nome. E’ il mondo della mafia con vittime e carnefici ma soprattutto con segreti impronunciabili. Negli ultimi anni infatti quando si parla di mafia il pensiero va ai presunti contatti con apparati dello Stato. Secondo Cancemi i contatti però non sono presunti ma ci sono stati, dunque anche la ‘trattativa’ c’è stata.
Ma è possibile che ci fosse un patto segreto tra lo Stato e la Mafia?
“Il patto c’era, adesso si tratta di capire i contenuti di questo accordo”. Non ha dubbi Raffaella Fanelli. “Rivelazioni sono state fatte da Gaspare Spatuzza il braccio destro dei fratelli Graviano, da Massimo Ciancimino figlio minore di don Vito Ciancimino, l’ex sindaco mafioso di Palermo e da molti personaggi istituzionali che hanno ritrovato la memoria come Luciano Violante, Claudio Martelli e Liliana Ferraro. I loro ricordi hanno fornito particolari utili a confermare il dialogo che ci fu a partire dal giugno del 1992 fra il Ros dei carabinieri e Vito Ciancimino. La conferma arriva anche dai collaboratori di giustizia come Gaspare Mutolo che si spinge oltre e parla di un accordo, una ‘pastetta’ come la definisce lui, che è ancora pericolosamente in corso. Nell’intervista che ho realizzato per il libro, Mutolo afferma che lo Stato ha sempre raggiunto accordi con la Mafia”.
Qualcuno dice che non si tratterebbe di una singola trattativa…
“Giovanni Brusca, soprannominato lo ‘Scanna cristiani’, colui che spinse il tasto del radiocomando che fece esplodere il tritolo della strage di Capaci, afferma che ci sono state varie trattative con diverse finalità e differenti protagonisti. Fa’ nomi di politici che però nel processo sulla ‘trattativa’ non sono imputati”.
Che la mafia non fosse solo Riina e Provenzano era facile immaginarlo, la conferma però che ci siano politici mafiosi è sempre dura da digerire. Ne parla anche Gaspare Mutolo.
“Sì. Fa dei nomi che non ho inserito nel libro però li ha rivelati ai magistrati e posso dire che sono nomi ‘pesanti’.
Verranno mai a conoscenza dell’opinione pubblica?
“Alcuni sono già pubblici ma alla sbarra al tribunale di Palermo non li ho mai visti. Qualcuno è accusato al massimo di falsa testimonianza ma niente di più”.
In ‘intervista a Cosa nostra’, Raffaella Fanelli scrive: ‘Spatuzza indica in Berlusconi e Dell’Utri come i referenti politici del boss Giuseppe Graviano’. Sono stati fatti i dovuti accertamenti su questa affermazione?
“Anche Massimo Ciancimino, Salvatore Grigoli , l’assassino di padre Puglisi e altri collaboratori di giustizia fanno i nomi di Berlusconi e Dell’Utri e li fanno ai magistrati. A loro bisognerebbe chiedere se hanno dato seguito a queste dichiarazioni. Spatuzza è stato creduto su tutto meno che su questo”.
Il sottotitolo del libro è: ‘dopo vent’anni svelato l’dentikit del Corvo’. Ma esiste veramente un Corvo e soprattutto cosa avrebbe rivelato?
“Eccome se esiste ma non è mai stato interrogato nonostante le otto pagine anonime spedite ai magistrati, ai politici e a Paolo Borsellino dopo la strage di Capaci. Si tratta di un politico e di recente è stato indagato per altri motivi”.
Cosa rivela il Corvo?
“Rivela di un incontro avvenuto tra gennaio e febbraio del 1992 con un ministro in carica (importante esponente dell’ex Democrazia Cristiana) e il boss di Cosa nostra Totò Riina. Il periodo è successivo alla sentenza del maxi processo di Palermo quando furono condannati i boss. L’incontro sarebbe avvenuto nella sagrestia di una chiesa di San Giuseppe Iato. In quel momento l’omicidio di Salvo Lima (esponente siciliano della Dc in ‘odor di mafia’) non era ancora stato deciso e non era iniziata la trattativa che racconta Massimo Ciancimino. Il rampollo afferma che il padre avrebbe condotto la ‘trattativa’ con Provenzano che portò all’arresto di Riina nel gennaio del 1993”.
Dopo la morte di Falcone, Paolo Borsellino divenne titolare di un’inchiesta della procura di Palermo, insieme al procuratore aggiunto Vittorio Aliquò, proprio sul dattiloscritto anonimo del Corvo. Dunque Borsellino era al corrente della presunta ‘trattativa’. Come reagì?
“Borsellino prese sul serio quello scritto anonimo e sappiamo che per ben due volte, prima e dopo la morte di Borsellino, un generale del Ros oggi in pensione diede però parere contrario agli accertamenti. Sappiamo anche che questo generale, secondo la testimonianza di Agnese Borsellino, la vedova del magistrato ucciso in via D’Amelio e morta nel maggio scorso, che il 17 luglio del ’92, poco prima di essere ucciso, Borsellino disse di aver scoperto che quel generale era ‘punciuto’, ovvero mafioso”.
Chi è il Corvo?
“Nessuno in 20 anni ha voluto dare un nome e un volto a questo Corvo ma gli indizi ci sono. Ci sono le dichiarazioni di Brusca e una deposizione durante il processo a Cuffaro di Salvatore Aragona, medico di Altofonte, intercettato in casa del boss Guttadauro. Ho avvicinato Aragona il quale mi ha detto che il nome del Corvo glielo riferì un ministro e di questo ministro e del Corvo si parlò in casa di Guttadauro, eppure nelle registrazioni del Ros i nomi non ci sono. Ad oggi nessuno ha chiesto ad Aragona spiegazioni”.
Perché?
“Evidentemente nessuno ha interesse a dare un’identità al Corvo. Un giornalista di Repubblica, Salvo Palazzolo, ha scritto il nome del Corvo in un articolo di alcuni anni fa ed è stato querelato”. (1/2 segue…)


