20019579_eshkol-nevo-alla-scuola-holden-torino-13-14-giugno-2012-6di Elisabetta Bolondi

Ora è in libreria “Nostalgia” di Eshkol Nevo, nato nel 1971, ma prima l’autore israeliano aveva pubblicato in Italia questo romanzo di formazione “La simmetria dei desideri”, un libro lungo, pieno di dettagli, talvolta anche un po’ troppo denso di eventi e sentimenti, ma nel complesso “uno dei libri più belli che mi siano capitati tra le mani negli ultimi tempi”, come ha dichiarato lo scrittore ebreo Alessandro Piperno. Ed io concordo con questo giudizio, forse perché la giovane letteratura israeliana mi sembra abbia molto da dire e da raccontare sui rapporti fra i sessi, fra gli amici, fra genitori e figli, fra convinzioni politiche e scelte religiose…. Siamo a Tel Aviv nel 1998: quattro amici stanno guardando i Mondiali di calcio, di cui tutti loro sembrano appassionati; hanno meno di trenta anni, sono cresciuti insieme e sono legati fra loro pur essendo diversissimi. Seduti davanti al televisore decidono di farsi una promessa: scriveranno ciò che fortemente desiderano, elencheranno tre auspici, e quattro anni dopo, al prossimo Mondiale, se ne daranno lettura. Di nuovo insieme di fronte alla tv. Il pretesto narrativo serve all’autore per raccontarci quei quattro anni e ciò che avviene nella vita di ciascuno di loro, con grovigli di eventi, per lo più drammatici, nella loro esistenza in mezzo ad una società israeliana divisa tra il problema della Palestina e dei territori, l’Intifada, il desiderio di modernizzazione e di occidentalizzazione dei più giovani, la presenza degli ultra ortodossi, i rapporti familiari, la ricerca di un’affermazione nei vari campi delle donne Ofir, Amichai, Churchill, Yuval….Questi i nomi di quattro persone che non potrebbero essere più diverse. Yuval è il narratore, è lui che decide di scrivere un romanzo che sia in grado di analizzare e descrivere la crescita e la diversità dei vari componenti del gruppo. Purtroppo, ce lo racconta l’avvocato Alimi-Churchill in apertura del libro, il destino si accanirà contro lo stesso narratore, come anche contro alcuni dei personaggi femminili della storia, Ilana soprattutto, moglie silenziosa, che appare quasi la vittima sacrificale, la madre dei due gemelli di Amichai, serissima psicologa, che troverà la sua realizzazione, prima della morte precoce, nell’amicizia intensa e coinvolgente con la danese Maria, giunta con Ofir dopo un lungo soggiorno in oriente. Ma il personaggio più intrigante e contraddittorio del romanzo è la bionda Yaara, oggetto d’amore passionale di Yuval, ma poi passata nelle braccia dell’ambizioso Churchill, che rappresenta il desiderio di libertà sessuale e di emancipazione femminile, di desiderio di affermazione artistica ( sogna il teatro a Londra) ad ogni costo, con i relativi pentimenti e sensi di colpa, essendo al centro di tradimenti, menzogne, rottura di equilibri nel cerchio degli amici. Nel libro c’è questo e molto di più. C’è l’amore per la filosofia, la letteratura, la scrittura e per i libri, infatti il padre del narratore possiede una vecchia e rinomata tipografia ad Haifa, che gestisce con sua moglie, da dove il figlio è fuggito e verso cui ritornerà, intenzionato a pubblicare il suo romanzo prima della scadenza dell’appuntamento con i Mondiali; c’è il tema dei servizi sociali e della sanità pubblica, che diventano il centro dell’impegno del gruppo dopo la morte imprevista e improvvisa di Ilana in seguito ad un’operazione di plastica; c’è la guerra, l’occupazione dei Territori, il servizio militare che i giovani israeliani vivono con crescente disagio e angoscia; c’è il rapporto con il resto del mondo, su come viene percepita la politica di Israele all’estero…. “Maria è di sicuro uno di quegli europei pacifisti che sono passati dall’antisemitismo all’odio per Israele”; infine c’è l’amore, declinato nelle sue diverse forme, che vede soprattutto nel rapporto difficile tra Yuval e Yaara un esempio di come una società religiosa abbia nel tempo abbandonato i propri schemi rigidi e le proprie ataviche tradizioni per diventare più libera ma anche estremamente problematica. Una scrittura analitica, molto descrittiva, piena di riamndi, di citazioni, sempre in bilico fra diversi tempi narrativi, conferiscono al libro una complessità che non è mai noiosa, ma piena di colpi di scena e di scoppi di amotività pur nella apparente normalità delle vite raccontate.

Michel Emi Maritato

Giornalista, Vaticanista esperto in questioni Medio Orientali, corrispondente Gerolosomitano, già in criminologia, psicologia giuridica e criminalità organizzata.

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Di Michel Emi Maritato

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