Nahal  Tajadod - L’ATTRICE DI TEHERANdi Antonietta Sammartano

Nato da un incontro fra la scrittrice, esule giovanissima con la famiglia dall’Iran in Francia dopo la caduta dello Scià, e una celebre attrice, Golshifeteh Farahani, figlia della rivoluzione islamista, questo romanzo è un affascinante percorso, quasi un andirivieni fra cultura occidentale e mondo islamico, fra passato e presente, attraverso le vite diverse e nello stesso tempo parallele delle due donne iraniane. Tajadod è una studiosa della cultura orientale, autrice di saggi sul manicheismo e il buddhismo, cultrice dell’opera del massimo poeta mistico persiano, Rumi, di cui ha curato, insieme al marito Jean- Claude Carrière, l’edizione francese dei canti d’amore.

Faharani, l’attrice iraniana,che nel romanzo assume il nome di Sheyda Shayan, quando incontra quella che diventerà la sua “biografa” è in Europa per girare un film. Da quel momento e via via in epoche diverse nasce questo intreccio di ricordi, che senza un ordine cronologico attraversa la vita dell’una e dell’altra, mantenendo sempre vigile il ricordo di una cultura comune, che non può essere tradita, ma che, anche, non può più essere condivisa, tanto diverse sono le esperienze delle due donne, al di là della distanza anagrafica.

Sheyda è da subito ribelle, rifiuta le regole imposte dai Mullah, arriva a fingersi maschio, rasando quasi a zero la sua testa e rischiando una promiscuità pericolosa. Pericoloso però è anche essere donna e bella in Iran, Sheyda salva quasi tutto il suo corpo, ma non le mani, dall’acido che le viene gettato addosso per strada. Deve continuamente mortificare la sua bellezza e il suo talento, che però trionfano comunque, facendo di lei l’attrice, cinematografica e teatrale, più nota e amata in Iran, identificata quasi nella “madre della patria”. Malgrado questo successo, o forse proprio per questo, visto che grazie ad esso anche Hollywood la reclama, Sheyda non può rimanere in Iran, e l’ultima parte del romanzo è il racconto dell’avventuroso e drammatico distacco dal suo paese. Quando all’aeroporto di Teheran Sheyda capisce che ha superato la “linea gialla” ed è già in zona extraterritoriale “avverte nel profondo dell’anima il rumore di un’esplosione, un proiettile dritto al cuore”. Le vicende di Nahal e di Sheyda hanno come sfondo tutto il fascino del paesaggio persiano, le nevi e il deserto, la splendida fortezza di Bam (dove è ambientato Il deserto dei Tartari) , oggi in rovina, e anche la rumorosa e soffocante Teheran con le file di fanali rossi o bianchi delle auto che percorrono ininterrottamente le sue mille strade. Un racconto avvincente di una moderna Shéhérazade.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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