donna di compagnia della Grecia classicadi Vincenzo Sfirro

A una classe leggermente più alta appartengono, poi, le ragazze squillo. Questo vocabolo, nato da una traduzione italiana della locuzione inglese “call girl”, significa letteralmente ragazza chiamata, o meglio, ragazza a disposizione su chiamata. Visto il senso del discorso condotto fino ad ora, è abbastanza intuitivo capire il motivo della reperibilità delle squillo, che, però, sicuramente non sono costrette a esporsi in vendita sulla piazza o sulle strade, ma lavorano al riparo sia dagli agenti atmosferici che da possibili incidenti di sorta. Magari, ad essere esposte erano, però, le propagande delle loro prestazioni e la loro dignità di donne, purtroppo costrette a un mestiere infamante.

Dovrebbero, non vendere il proprio corpo, ma solo la loro compagnia, invece, le escort o, tradotto in italiano, accompagnatrici. L’atto dell’accompagnare però non si limita soltanto all’affiancamento fisico del richiedente la prestazione, ma necessita anche di prontezza di spirito e levatura culturale, così da accompagnare il cliente, per lo più un uomo ricchi, anche e soprattutto nell’alta società. Un po’ quello che facevano le etere a simposio.

L’etera era, infatti, la donna di compagnia della Grecia classica, presente ai banchetti di soli uomini e aveva il compito, oltre che di far letteralmente compagnia ai presenti, pervenuti rigorosamente senza mogli, di allietare le bevute con le proprie prestazioni musicali, teatrali e anche mostrandosi più del dovuto. Ovviamente, però, per riuscire nell’intento di intrattenere uomini di alto rango della società greca, l’etera doveva conoscerne gli interessi, la cultura, le idee politiche ecc, quindi doveva avere un alto grado di istruzione e raffinatezza, diversamente dalla porne.

Grazie agli attuali mezzi di comunicazione: pc, webcam, cellulari ecc. è ancora più semplice mettersi in mostra per vendersi. Questo processo, però, non coinvolge più soltanto la sfera sessuale dell’individuo, ma anche quella intellettuale, morale, culturale e lavorativa: doti della persona che, proprio come il corpo, non avendo un prezzo stimabile in denaro, non possono che essere svendute. Si sente una prostituta, nel senso latino del termine, chiunque, costretto dalla necessità, cerca di apparire in vetrina, vendendo e svendendo le proprie qualità al miglior offerente, regalando prestazioni senza pretese, ma anche senza risultati, nel vano tentativo di ottenere un lavoro per vivere.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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