Roma, 19 set – Nei giorni in cui il dibatitto politico ruota intorno al prossimo aumento dell’Iva e se sia stata una mossa giusta quella di abolire l’Imu per tutti, AgenParl ha discusso insieme al Presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio su quali misure economiche siano più urgenti per la tenuta economica e per il Paese.
Presidente Damiano, lei si è detto contrario all’abolizione dell’Imu. Nei giorni scorsi è tornato alla ribalta il tema dell’eccessiva tassazione del costo del lavoro rispetto agli altri Paesi Europei. E’ auspicabile una riforma in questo senso?
Sono contrario ad abolire l’Imu per i cittadini ricchi. Le risorse sono limitate. Se spendiamo 4 miliardi di euro per la cancellazione della prima rata dell’Imu è chiaro che si è poi costretti a rinunciare ad interventi ben più importanti. Ero e sono del parere che chi ha la possibilità economica deve pagare questa tassa, nel rispetto del principio della capacità contributiva. Ora dobbiamo concentrare l’attenzione sulla riduzione della pressione fiscale sulle imprese e per il lavoro, sul rifinanziamento della cassa integrazione in deroga e sulla correzione del sistema pensionistico. Gli obiettivi sono la ripresa del paese e l’equità sociale, non gli interessi elettorali di parte.
Qualche giorno fa, ha lanciato un appello al governo per chiedere che si affronti presto il tema delle pensioni. Che risposta ha ricevuto?
Il ministro Giovannini ha affermato di recente che il tema dei cosiddetti “esodati” sarà oggetto della prossima legge di Stabilità. Bene. Il punto è che gli “esodati” costituiscono uno degli orrori della “riforma” Fornero, che ha prodotto una forte iniquità sociale. Spero che il governo metta in agenda gli aggiustamenti necessari in modo da risolvere definitivamente il problema.
Crede che il governo Letta abbia messo in fondo alla lista i temi delle pensioni e del lavoro?
Non credo che sia in fondo alla lista. La fase politica attuale è inasprita dalle vicende personali di Berlusconi che producono una forte altalena “umorale” del centrodestra e minano la stabilità del governo. Quello che mi sta più a cuore è il sistema-paese che si sta impegnando duramente per uscire dalla crisi ed attende ulteriori interventi. Dal mio punto di vista credo che sicuramente il tema del lavoro debba essere al centro del programma. Il Presidente Letta non perde occasione anche nei consessi internazionali per porre l’accento su questo tema. I decreti “Lavoro” e del “Fare” divenuti legge i primi di agosto ed il recente decreto sulla scuola che stabilizza molti insegnanti e personale Ata, sono segnali importanti. Il tema delle pensioni, invece, merita più attenzione di quella destinata fino ad oggi: il mio impegno è quello di sollecitare costantemente il governo.
Come la immagina, da ex Ministro, la prossima riforma delle pensioni?
E’ necessario ripristinare l’equità nel sistema pensionistico. La proposta di legge che ho presentato disegna la flessibilità in uscita. Per i lavoratori si apre una finestra temporale tra i 62 ed i 70 anni di età, all’interno della quale si può scegliere di andare in pensione. Se un lavoratore ha maturato 35 anni di contributi e compiuto 62 anni, può andare in pensione con una penalizzazione dell’8% su quello che sarà l’assegno pensionistico. Questa penale si riduce a zero al compimento del 66esimo anno di età, e diventa un incentivo crescente per chi rimane a lavoro a partire dal compimento dei 67 anni fino ai 70. Per i lavoratori cosiddetti precoci , vale a dire quelli che hanno maturato 40 anni di contributi, è prevista la possibilità dio andare in pensione indipendentemente dall’età e senza penalizzazioni. Metterei quindi sensibilmente mano alla riforma Fornero.
Se dovesse indicare una serie di misure da mettere in campo subito per il rilancio dell’occupazione in Italia, cosa suggerirebbe al governo?
I primi giorni di agosto è diventata legge il decreto Lavoro, come dicevo poc’anzi, che contiene importanti misure rivolte al sostegno dell’occupazione giovanile: ottocento milioni di euro per sostenere l’assunzione a tempo indeterminato di giovani disoccupati. Un primo importante intervento che smuove la situazione molto complessa dell’occupazione giovanile nella fascia d’età tra i 18 ed i 29 anni. Un limite del decreto è stato quello di non estendere l’incentivo fino ai 35 anni. Tuttavia, la legge prevede un incentivo per l’assunzione anche per i lavoratori che percepiscono l’Aspi, senza vincoli d’età. Queste misure sono un prima importante risposta. Ora bisogna dare un impulso forte e coraggioso che non si può che tradursi nel taglio del cuneo fiscale. La riduzione del peso del costo del lavoro sulle imprese e un vantaggio salariale per i lavoratori, sono la via principale per restituire competitività in campo internazionale, ma soprattutto per stimolare le assunzioni e le stabilizzazioni dei lavoratori.
Nel Decreto Scuola, approvato recentemente, si è introdotto un collegamento tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro. Come giudica questa misura fortemente voluta dal Ministro Carrozza?
Il decreto licenziato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, segue un’inversione di tendenza importante. I governi del centrodestra hanno tagliato pesantemente le risorse per la scuola, l’istruzione e la ricerca. La parte del provvedimento che prevede interventi sull’apprendistato è in via di perfezionamento in collaborazione con il Ministro del Lavoro. In Europa la scuola e il mondo del lavoro godono di una prossimità e di uno scambio che nel nostro sistema è ancora lontano da raggiungere. Attendiamo di conoscere il dettaglio, ma la via intrapresa è quella giusta e costituisce un passo in più verso l’Unione Europea.
Fonte: AGENPARL


