L’amministrazione Obama è sicura ed certa di ritenere, attraverso il lavoro dell’intelligence americana, che le forze del regime siriano abbiano immagazzinato, assemblato ed usato le armi chimiche che sarebbero state utilizzate nel corso dell’attacco fuori Damasco. A sostenerlo sono funzionari statunitensi citati dal Washington Post: l’amministrazione potrebbe divulgare, quindi, già domani le prove della responsabilità di Assad di un “innegabile” attacco chimico, uno degli ultimi passi verso la decisione di un concreto attacco militare americano in Siria.
Obama, anche da quanto si apprende attraverso il sito ufficiale del Sole 24ore, si è confrontato anche con il premier britannico David Cameron sulla crisi della situazione siriana. Un comunicato della Casa Bianca ha riferito che i due leader hanno analizzato le «possibili risposte della comunità internazionale all’uso indiscriminato di armi chimiche avvenuto il 21 agosto e hanno concordato di mantenere strette consultazioni nei prossimi giorni». Fonti di Downing Street riferiscono che Obama e Cameron «non hanno alcun dubbio sulle responsabilità del regime di Assad». Secondo una nota diffusa dall’ufficio di Cameron «i due leader si sono trovati d’accordo sul fatto che tutte le informazioni disponibili confermano che un attacco con armi chimiche è avvenuto. E hanno entrambi convenuto che non c’è alcun dubbio sulla responsabilità del regime di Assad».
Dall’altro lato il rappresentante della Siria alle Nazioni Unite ha accusato i ribelli di aver utilizzato armi chimiche per provocare un intervento militare straniero, nel momento in cui un’azione della comunità internazionale contro il regime di Bashar al Assad sembra imminente, mentre l’ambasciatore Bashar al Jaafari ha affermato durante un’intervista all’emittente siriana al Ikhbariya «Molti dati tendono a provare l’innocenza del governo siriano, che è stato oggetto di un’accusa falsa», secondo lui questi dati provano inoltre che «i gruppi armati hanno utilizzato armi chimiche allo scopo di favorire un intervento militare straniero e un’aggressione contro la Siria».



