Pakistani electionsDa poco si sono svolte le elezioni in Pakistan, ma diversi osservatori hanno mosso critiche sulla loro regolarità e sulla possibile ingerenza del fondamentalismo religioso e della corruzione, come testimoniano giornalisti e media pakistani.
L’11 maggio 2013 si sono svolte in Pakistan le elezioni, su cui sono circolate numerose voci e dicerie, alcune contraddittorie, altre opinabili, altre ancora chiaramente false. In effetti le circostanze della vita pubblica nel Paese sono critiche e il governo deve muoversi in modo molto cauto riguardo alle questioni politiche: bisogna prenderne atto. Nonostante questo, c’è la speranza che il frutto di queste elezioni sia una situazione pacificata e un incremento della democrazia in Pakistan.
Come riportato da Omar Waraich su Time World, i candidati alla più alta carica pakistana sono stati sottoposti a diversi test: ad esempio hanno dovuto dimostrare la propria fedeltà all’Islam prima di potersi candidare alle elezioni. Mentre in un Paese più avanzato questo tipo di pressioni avrebbe un peso e un significato diverso, in Pakistan è l’indice di quanto il fondamentalismo religioso è profondamente radicato nel Paese e di quanto influenzi ogni settore della vita pubblica.
Scrive Waraich: “Un politico conosciutissimo, da lungo tempo giornalista per un quotidiano locale, è stato escluso dalle elezioni: si tratta di Ayaz Amir, uno dei più noti editorialisti di lingua inglese del Pakistan, che è entrato in politica nel 2008. Gli è stato detto che non poteva concorrere per il Parlamento poiché chi doveva ammetterlo alle elezioni non ha visto di buon occhio un riferimento all’alcol in uno dei suoi articoli”. Poiché l’alcol è vietato dall’Islam, anche una semplice menzione al riguardo può portare a reazioni ostili e a conseguenze imprevedibili, com’è evidente in questo caso. Questo è solo uno degli esempi possibili tra i numerosi casi che si sono verificati. La questione è chiara: l’adesione alle idee fondamentaliste non può essere un criterio di accesso alle elezioni, così come discostarsi da esse non può determinare l’esclusione di un candidato che lotta per ottenere un ruolo in una democrazia.
In un paese dove l’ortodossia religiosa sembra essere profondamente radicata nella ideologie delle persone a discapito della razionalità, viene messa in secondo piano la questione etica: la scelta del Primo Ministro può essere influenzata dagli interessi di una singola fazione. Per evitare questa problematica e presentare un quadro più trasparente della procedura elettorale, è stato elaborato dai media pakistani un protocollo chiamato “Ethical Standard for Elections”. Questo documento, ideato e promosso da diversi giornalisti, ha insistito sul fatto che le elezioni dovessero essere riportate come si sono svolte, senza pressioni o interferenze che ne deformassero la cronaca giornalistica.
Aidan White ha raccolto alcune testimonianze e opinioni al riguardo da parte di esponenti e personalità dell’informazione pakistana, a partire da Mazhar Abbas, giornalista di attualità di “Express TV” e presidente della “Pakistan Coalition”, che ha detto: “Se i media prendessero posizione contro la corruzione, prima di tutto dei giornalisti, sarebbe un segnale forte ed un esempio anche per i partiti politici, per eliminare la corruzione anche al proprio interno”.
Quest’idea è espressa anche da Kamal Siddiqi, giornalista di “Express-Tribune”, il quale ha sostenuto che questo protocollo possa aiutare i giornalisti a mantenersi professionali: “In Pakistan essere un giornalista durante lo svolgimento delle elezioni ti rende particolarmente vulnerabile. Sei messo sotto pressione su diversi fronti e da diverse fazioni. Questo codice ci aiuta a riportare la verità e le questioni che realmente interessano gli elettori”.
Il documento “Ethical Standard for Elections”, quindi, ha fornito numerosi consigli su come attuare una buona copertura mediatica delle elezioni senza farsi coinvolgere nell’interesse di qualsiasi entità politica singola.
Si può pensare che ciò sia bastato a risolvere la questione, ma non è così: ci sono state altre zone d’ombra da risolvere prima di giungere alle elezioni. Ad esempio ci sono stati inviti a focalizzarsi più sulla ricerca di candidati con un’immagine pubblica e politica pulita, piuttosto che verificare il loro quoziente religioso; è stata sottolineata l’importanza della verifica del background politico dei candidati e della legalità e trasparenza delle procedure di candidatura.
Inoltre, è fondamentale capire se i candidati non operino sotto la pressione o la spinta dei ribelli locali; tutto ciò serve anche per assicurare l’incolumità dei politici durante e dopo lo svolgimento delle elezioni: è già successo, purtroppo, che validissimi candidati o aspiranti leader fossero assassinati per motivi politici.
Le difficoltà delle elezioni pakistane, dunque, hanno riguardato la sicurezza e la legalità dei seggi elettorali in tutte le regioni, il rischio di brogli e irregolarità nell’esprimere il voto, l’influenza religiosa o faziosa sulle amministrazioni locali, mettendo a rischio la libera scelta dei cittadini votanti.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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