chi2011di Chiara Cristina Lattanzio

Il Papa durante l’Angelus ha detto: “Avete pensato voi alla pazienza che Dio ha con noi? E’ sempre paziente e non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui col cuore contrito!” – “Un po’ di misericordia cambia il mondo e lo rende meno freddo e più giusto!” – “Dio mai si stanca di perdonarci! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono!”

Questa domenica è una domenica particolare. La liturgia ci dice di dimenticare i torti passati, confidare nel potere di Dio e non giudicare gli altri.
Mi ricorda quando prendevo un voto non buono a scuola e mi giustificavo con mia madre dicendo che nessuno aveva studiato perchè il professore aveva detto che non avrebbe interrogato e lei mi rispondeva: “Tu pensa a fare il tuo dovere e non agli altri e sii irreprensibile!”

Già l’antifona d’ingresso ci introduce a questa preghiera e ringraziamento al tempo stesso:
Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa contro gente senza pietà; salvami dall’uomo ingiusto e malvagio, perché tu sei il mio Dio e la mia difesa”. (Sal 43,1-2)

Nella prima il profeta Isaia con le parole di Dio ci invitando a dimenticare le sofferenze passate, perchè conoscendo Dio nulla è più impossibile:
Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa.

Il Salmo responsoriale ci sbatte in faccia la realtà. La nostra vita dev’essere costellata di sofferenze, siamo chiamati a soffrire e possiamo avere la forza di affrontare e superare questo dolore solo sperando in Dio perchè ha fatto grandi cose per noi. Ma dopo aver seminato preoccupandoci, piangendo, vivendo nell’incertezza… torneremo con i frutti della nostra sofferenza.
“Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.
Nell’andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni”.

La seconda lettura (Fil 3, 8-14) san Paolo apostolo invia una letttera ai Filippési e racconta di come lui abbia lasciato tutto per dedicare la sua vita a Dio per poter “conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze” – “Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.”

E infine il Vangelo… qui ora siamo chiamati a non giudicare… «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» […] Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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