Il professore Alessandro Barbero, docente di Storia Medioevale a Vercelli, è un narratore con grandi doti di affabulatore, oltre ad essere uno storico serio ed affermato: le sue lezioni di storia all’Auditorium nei cicli organizzati annualmente dagli editori Laterza riscuotono un successo straordinario. Quella del 10 febbraio, dal titolo accattivante “Venezia 1568. Due signore marrane in viaggio per Costantinopoli” non è stata inferiore alle attese. Con leggerezza ed ironia, con squarci che illuminano il presente, Barbero ci ha raccontato la storia di una donna eccezionale non solo per i suoi tempi, Gracia Nasi, ebrea sefardita nella Spagna durante a Riconquista. Giovanissima sposa il ricchissimo Mendes, che presto la lascia vedova ed erede di un’immensa fortuna. Ma siamo ormai nel 1492, l’anno in cui Isabella di Cadtiglia e Ferdinando d’Aragona unificano la Spagna e ne scacciano musulmani ed ebrei, a meno che costoro non si battezzino. Molti musulmani emigreranno, come moltissimi ebrei. I Nasi restano, convertiti a forza e divenuti “marranos”, tollerati ma disprezzati. Ma il clima si fa sempre più pericoloso anche per gli ebrei convertiti, e Grasia, rimasta vedova cambia il proprio nome in Beatriz de Luna e fugge con la famiglia dapprima a Lisbona, dove non è ancora arrivata la Santa Inquisizione, e poi ad Anversa, dove si è rifugiato il cognato; questi sposa la sorella di Grasia/Beatrix, in modo che il patrimonio non si disperda. Ma anche Anversa, nodo commerciale importantissimo ma regno del cattolico Carlo V, diviene invivibile per i ricchi marrani, e quindi, profittando delle proprie relazioni internazionali e pagando una grossissima somma all’imperatore, Grasia è autorizzata ad uscire e si rifugia a Venezia dove trasferisce famiglia e azienda; vive nel lusso ed aiuta gli ebrei in fuga da tutta l’Europa, è costretta a dividere l’ingentissimo patrimonio con la sorella minore, madre di una ragazzina che ne diverrà l’erede. Insomma una saga familiare dove pur di tenere unito il patrimonio si cambiano nomi, sedi, si vivono e superano conflitti drammatici, si fuggono pericoli gravissimi, si vive l’angoscia di un antisemitismo feroce e cieco. Ferrara, Ancona offrono alla potente Dona Gracia brevi rifugi, fin a quando la dama, che ormai, pur se accusata di apostasia, ha ripreso la fede dei suoi avi e professa apertamente l’ebraismo, decide di porre la sua sede definitiva a Castantinopoli, dove il sovrano Selim offre protezione agli ebrei, portatori di patrimoni enormi e di grandissime capacità finanziarie.
Dona Grasia e suo nipote Juan Nasi costituiscono una coppia di imprenditori potenti, capaci di prestare denaro ai potenti della terra, che trattengono in famiglia attraverso una rete di matrimoni tra consanguinei che ne assicurano la continuità. Una storia vera, raccontata come un romanzo di Dumas, con allusioni ai tempi recenti che hanno fatto sorridere un pubblico attento, piacevolmente coinvolto nella pur intricata epopea, che ha tributato a Barbero un lunghissimo applauso da concerto rock, più che non da lezione di storia! Quando la cultura riesce a diventare divulgazione senza abbandonare il rigore scientifico ma divertendo il pubblico, si hanno dei risultati notevoli che autorizzano la speranza che non tutto è perduto in questo paese dove alla parola cultura può far eco la parola piacere.



