Un mantra, reminiscenze alla Camisasca o altrove verso soluzioni melodiche più morbide alla Battiato. La psichedelia di un certo rumore anni ’70, quelle libere evasioni alla Andrea Tich o alle più moderne “caverne” spirituali di Amerigo Verardi. Eccolo “Intimo” il nuovo singolo di Oltremarzo.

Antonio Marzo arriva alla canzone dopo un percorso che ha attraversato rock progressivo, scrittura, teatro, pittura e narrativa. Eppure qui sembra voler dimenticare per qualche minuto qualsiasi sovrastruttura. Il pezzo nasce quasi istantaneamente da chitarra e voce, durante una sera di solitudine, e conserva il carattere di un pensiero pronunciato prima che la ragione abbia avuto il tempo di correggerlo. Assieme incomprensibilmente in modo efficace: il minuscolo e l’immenso. Ottodix l’aveva saputo fare prima di lui… da una parte la fragilità, il respiro, le attenzioni; dall’altra un’energia che diventa cosmica. È questo slittamento di proporzioni a rendere il brano più interessante di una semplice confessione sentimentale. L’intimità diventa una specie di universo in miniatura, nel quale il gesto più piccolo può assumere improvvisamente dimensioni enormi. La produzione di Giancarlo Di Maria segue coerentemente questa direzione: non invade, non cerca di drammatizzare a forza, ma accompagna la voce dentro un ambiente rarefatto. Forse manca volutamente un punto di rottura, qualcosa che incrini davvero la superficie del brano. Ma “Intimo” non sembra voler arrivare da nessuna parte. Preferisce restare nella stanza, spegnere qualche luce e lasciare aperta una domanda. A volte una canzone può permetterselo.


