Conosciuto dal pubblico televisivo per il ruolo del dottor Mosca in “Cuori”, Andrea Gherpelli torna alla musica con “Si soffre troppo”, un singolo che recupera le radici della sua formazione artistica

Per una parte importante del pubblico italiano, il volto di Andrea Gherpelli è legato al personaggio del dottor Mosca, capo chirurgo della serie televisiva Rai “Cuori”. Un ruolo che ha contribuito a consolidare la popolarità di un interprete già protagonista di un lungo percorso tra teatro, cinema e televisione.
La sua storia artistica, tuttavia, comprende anche un rapporto profondo con la musica, coltivato fin dall’adolescenza e sviluppato attraverso esperienze differenti.
Questo aspetto torna oggi in primo piano con “Si soffre troppo”, il nuovo singolo pubblicato da Incipit Records e in radio dal 30 ottobre 2026.
La composizione anticipa il primo album dell’artista, previsto per la primavera del 2027, e rappresenta un’occasione per osservare una dimensione creativa meno conosciuta dal grande pubblico.
Nato a Correggio nel 1975, Gherpelli cresce in una famiglia di contadini, in un ambiente nel quale il lavoro agricolo convive con la tradizione dello spettacolo popolare.
Il padre è infatti capocomico di compagnia e contribuisce ad avvicinarlo al teatro attraverso le prime esperienze sui palcoscenici di paese.
Parallelamente, il giovane Andrea sviluppa una passione per la musica, studiando chitarra e avvicinandosi da autodidatta alla batteria e al pianoforte.
Durante il periodo universitario a Bologna, accanto agli studi di Ingegneria, entra in una compagnia teatrale e diventa batterista degli Agitazione, gruppo hardcore attivo nei club e nei centri sociali emiliani.
Il richiamo del palcoscenico diventa progressivamente più forte.
Le esperienze come mimo-danzatore lo conducono anche in importanti produzioni teatrali e operistiche, tra cui il “Bolero” di Béjart e la “Norma” di Bellini al Teatro Valli di Reggio Emilia, oltre all’“Aida” diretta da Hugo De Ana allo Sferisterio di Macerata.
Dopo la laurea si trasferisce a Roma, dove affianca un periodo di insegnamento della matematica alla formazione artistica professionale.
Ottiene due borse di studio, legate al CAMPUS di Cinecittà diretto da Maurizio Costanzo e all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”.
Nella capitale sviluppa una carriera che attraversa teatro, cinema e televisione, collaborando nel tempo con numerosi interpreti e registi del panorama italiano.
Tra le esperienze più significative figurano anche la partecipazione alla docu-fiction BBC “The Power of Art”, nella quale interpreta Gian Lorenzo Bernini, e il ruolo da protagonista nel format “Wild Teens – Contadini in erba” su Canale NOVE.
Dal 2021 la serie “Cuori” contribuisce ad ampliare la sua riconoscibilità presso il pubblico televisivo.
Accanto alla recitazione, però, la musica continua a occupare uno spazio importante.
Il teatro-canzone rappresenta una delle principali espressioni di questa sensibilità, come dimostra lo spettacolo “Parti di me”, replicato centinaia di volte.
La pubblicazione di “Si soffre troppo” recupera proprio questa dimensione narrativa.
Il singolo affronta il tema della sofferenza attraverso immagini legate alla cultura contadina, utilizzando lievitazioni, fermentazioni e stagionature come metafore della trasformazione personale.
La scrittura evita la drammatizzazione del dolore, privilegiando un’ironia capace di convivere con momenti malinconici.
L’impostazione musicale si sviluppa nell’ambito della canzone d’autore, con una particolare attenzione alla relazione tra parola e interpretazione.
Il brano nasce dalla collaborazione con Fabio Ferraboschi, autore e produttore emiliano con il quale Gherpelli ha scritto gli otto brani del futuro album.
La produzione è stata realizzata al Busker Recording Studio di Rubiera.
“Si soffre troppo” rappresenta così un nuovo passaggio di un percorso che non può essere ridotto alla sola attività cinematografica e televisiva.
La musica permette a Gherpelli di recuperare esperienze, linguaggi e suggestioni che appartengono alla sua formazione, restituendo un profilo artistico nel quale recitazione e canzone continuano a dialogare.
Il singolo diventa dunque il punto di incontro tra le diverse dimensioni creative di un interprete che considera il racconto una componente fondamentale del proprio lavoro.
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