
Dire che “Anche là tramonta il sole” è un romanzo autobiografico è vero ma non basta. Guglielmo Guzzo non si limita a raccontare se stesso attraverso Seb: usa la propria esperienza come punto di ingresso in qualcosa di più largo, che riguarda un’intera generazione cresciuta nel momento in cui l’Italia rurale smetteva di esistere e l’Italia moderna non era ancora nata davvero. Quel limbo, Guzzo lo conosce bene, e si vede. Quello che sorprende, leggendo, è la capacità dell’autore di restare dentro il particolare senza mai perdere il senso del quadro più ampio. La famiglia di Seb non è una famiglia qualunque: è la famiglia contadina calabrese di quel preciso momento storico, con i debiti, le gerarchie rigide, le figlie che non possono studiare, i figli maschi che esplodono di rabbia senza sapere bene contro cosa. Tutto questo non viene mai spiegato, viene semplicemente mostrato, e questa è la scelta giusta. Il romanzo ha anche il coraggio di non risolvere tutto. Seb arriva a una decisione nel finale, ma Guzzo ha l’intelligenza di non trasformarla in un lieto fine confezionato. C’è un senso di continuità nella vita del protagonista, non di chiusura, e questo rende il libro più onesto di quanto ci si aspetti da un esordio narrativo. Vale la pena leggerlo, soprattutto se si è disposti a dargli il tempo che richiede.


