
Quarantaquattro anni, una chitarra comprata con i risparmi estivi a diciassette, anni di canzoni scritte in solitudine. “Dedalista” è il primo album completo di Gaspid, e arriva con una chiarezza di intenzioni che si sente fin dalla prima traccia. Il progetto nasce da una scelta radicale compiuta nel 2025, undici brani pubblicati in versione minimale chitarra e voce, senza volto, senza immagine, solo la musica. “Dedalista” è la rielaborazione piena di otto di quei pezzi, con arrangiamenti che aggiungono batteria, basso e chitarra elettrica senza stravolgere l’essenza acustica. Il risultato è un album che chi ama il cantautorato con la schiena dritta apprezzerà senza riserve. Chi cerca qualcosa di più levigato o di tendenza probabilmente resterà fuori dalla porta, e quella distanza sembra del tutto voluta. La title track apre con un tema grande, libertà individuale e critica alla guerra, e lo porta a termine con una coerenza non scontata. “Verso l’invisibile” è il pezzo più rischioso, costruito su una storia di notti al limite e sopravvivenza, e anche il più riuscito sul piano emotivo. In mezzo, i pezzi d’amore e i brani più leggeri assolvono al loro compito senza sbavature. La riserva, e va detta, è sul ritmo complessivo del disco: certi passaggi tra un brano e l’altro potrebbero beneficiare di un respiro più marcato, una variazione di temperatura più netta. È questione di gusto più che di competenza, ma vale la pena segnalarlo. Un disco autentico. Il tipo di album che o ti entra o ti lascia indifferente, senza vie di mezzo.


