
“L’Amore Non Muore… Mai!” è il tipo di romanzo che prende bene dall’inizio. Ryan Varnley è un protagonista costruito con cura, Edimburgo è usata con intelligenza, e la premessa, una donna terrorizzata che bussa a mezzanotte sostenendo di ricevere telefonate da un marito morto, funziona subito. Riccardo Sciuto sa come entrare in scena. Il romanzo mostra qualche difficoltà nella sezione centrale, dove i fili narrativi si moltiplicano e il ritmo rischia di perdere coerenza: la storia sentimentale, l’indagine, le apparizioni, la medium, la sparizione di un personaggio. Tutto insieme, in certi passaggi, produce una densità che richiede al lettore uno sforzo di orientamento non sempre ripagato immediatamente. Un po’ di selezione avrebbe reso il tutto più efficace. Ma poi arriva la parte finale, e lì Sciuto si riprende tutto. Sa come chiudere una storia, e sa farlo senza sacrificare né la logica né l’atmosfera che ha costruito. Quel punto di equilibrio tra spiegazione razionale e porta lasciata aperta sull’inspiegabile è esattamente ciò che distingue un buon thriller da uno mediocre. Sciuto lo trova, e questo conta. Un esordio imperfetto ma onesto, con una voce che vale la pena seguire.


