Un racconto sonoro che restituisce immagini di un Sud sospeso tra mito e realtà. Il brano si sviluppa con lentezza e attenzione, lasciando emergere dettagli e sensazioni che non cercano l’immediatezza, ma una connessione più profonda con chi ascolta.

Nel tuo brano si percepisce un Sud quasi mitologico: quanto c’è di personale in questa visione?

Essere del Sud, e del Salento in particolare, significa viverne appieno gli aspetti contraddittori, le visioni simboliche che superano la realtà materiale. È il luogo del mito e del misticismo, della lentezza, della passionalità, ma è anche terra di rassegnazione e, allo stesso tempo, di riscatto. Viverlo nelle sue espressioni poetiche e musicali, in particolare in questa poesia di Girolamo Comi, significa fare i conti con queste narrazioni, accettandole o combattendole, e riconoscere che ogni gesto, ogni luogo, porta con sé una stratificazione di storia e di simboli antichi. Significa, per la mia esperienza, allargare a dismisura le conoscenze di altre e lontane culture, dei linguaggi musicali più apparentemente distanti tra loro, vivere in terre lontane ma, come per ogni salentino, tornare “ al mio paese del Sud e sentirsi morire “ (V.Bodini).

Il finale sospeso lascia una sensazione di incompiuto: è un modo per raccontare l’estate o qualcosa di più esistenziale?

La fortunata conoscenza della poetica di Comi e di significati e significanti di questa sua poesia, mi hanno permesso di approfondire un percorso musicale che è anche filosofico e soprattutto di contatto con un reale che va ben oltre l’effimero e diventa “l’eterno ritmo delle cose”. L’esistenza di concezioni come kairos e di mobilità dell’eternità, proprie del pensiero di Aristotele e Platone, entrano pienamente nell’ordine dell’armonia cosmica così cara al poeta salentino e, dunque, della bellezza. È attraverso la Bellezza, e forse solo per mezzo di essa, che riusciamo a comprendere l’esistenza, o almeno cerchiamo di farlo. La sospensione che si avverte alla fine del brano prova a dare il senso della contemplazione in un tempo “fermo” ma che, allo stesso tempo, si mostra caduco, solo apparentemente destinato a risolversi. L’estate è il sospeso, il respiro lento, impercettibile attesa. E difatti il brano termina proprio con un accordo tensivo, nell’attesa di un movimento di quiete che però non giungerà.

Alcuni passaggi sembrano volutamente poco immediati all’ascolto: pensi che questo possa allontanare una parte di pubblico?

L’intenzione musicale sia di questo singolo “Canto dell’estate”,  che di tutto l’album “Tu non conosci il sud”, su poesie di Bodini, Toma, Pagano e dello stesso Comi,  segue una linea espressiva intimistica che entra in simbiosi con la poesia, non limitandosi ad “accompagnare” il testo e il canto, ma cercando un’amplificazione dei timbri elevati e a volte eterei presenti in questo testo, che sono propri dell’intera poetica di Comi.  È una strada espressiva che forse riprende le intenzioni dei leader del Romanticismo, riproponendo una forma melodica caduta oggi in disuso a causa dei dettami mainstream, ma anche da molti orientamenti della musica colta. Ho cercato di immergermi in alcuni aspetti che caratterizzano la mia personalità e storia musicale, dal classico al jazz, ma in particolar modo la vena melodica della canzone italiana del Novecento, restando però sempre nel limite del fruibile: ecco una sfida possibile che oggi mi spinge a proporre musica.

Cosa ti piacerebbe che una persona portasse con sé dopo aver ascoltato “Canto dell’estate”?

Ho sempre un obiettivo molto semplice, anche se difficile da raggiungere: la comunicazione di ciò che costituisce la mia interiorità, la profondità, quello che attraverso la Musica che propongo diventa vivo e che solo per mezzo di essa può manifestarsi, modificarsi, rinnovarsi, proiettandosi in altre sensibilità. La possibilità offerta dalla lirica di Comi apre dimensioni di fruizione che, unendo poesia e musica, d’interpretazione e canto, proiettano un modo di pensare, di agire con questi elementi per realizzare forse quella che è la primaria funzione di un linguaggio artistico e che risiede nel cambiamento. Ecco, mi piacerebbe che chi ascolta “Canto dell’estate” porti con sé un anche piccolo differente modo di “sentire” e di relazionarsi con il linguaggio poetico e quello musicale.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.