succhi_frutta2 di Cristina Caruso

Lo dimostra uno studio pubblicato qualche giorno fa sulla rivista americana JAMA, avente l’obiettivo di studiare i fattori che fanno ingrassare in quei soggetti che assumono fruttosio anziché glucosio.  Il fruttosio è lo zucchero naturalmente contenuto nella frutta (da cui prende il nome), nel miele e nei vegetali, soprattutto in banane, uva e pomodori.

È utilizzato anche come conservante e dolcificante in molti cibi lavorati. Lo studio è stato di tipo in cieco, randomizzato. In particolare, la risonanza magnetica ha consentito di misurare il flusso sanguigno ipotalamico (CBF), dopo ingestione di 75 grammi di glucosio o fruttosio, in venti volontari adulti sani. Si sono studiate le connessioni cerebrali tra ipotalamo e altre aree del cervello coinvolte nel controllo dell’appetito, della ricompensa, della motivazione, e le risposte ormonali in seguito all’assunzione dei due tipi di zucchero. C’è stata una riduzione significativamente maggiore del CBF ipotalamico dopo aver mangiato glucosio (p=0.01). Ciò significa una riduzione dell’attivazione, oltre che dell’ipotalamo, anche dell’insula e dello striato, che interferisce con le connessioni ipotalamo-striato coinvolte nella regolazione dell’appetito.  Il fruttosio invece aumenta le connessioni tra l’ipotalamo e il talamo ma non con lo striato e riduce il CBF in talamo, ippocampo, porzione posteriore della corteccia del cingolo e nella corteccia visiva. A livello plasmatico, il fruttosio rispetto al glucosio dà picchi glicemici più bassi di 41 mg/dl. Più bassi sono anche i picchi di insulina (di 49,6 mcU/ml) e di glucagon like polipeptide 1 (GLP1 di 2,1 pmol/l), entrambi ormoni anoressizzanti, l’uno aumenta il senso di sazietà, l’altro riduce l’appetito. Tali differenze sono risultate statisticamente significative. L’autore dello studio, K.A. Page, e i colleghi della Yale University affermano che  “L’aumento dei consumi di fruttosio va in parallelo con un incremento della prevalenza dell’obesità. Le diete ad alto contenuto di fruttosio sono pensate per favorire l’aumento di peso e l’insulino-resistenza. Ridotti livelli d’insulina e di GLP1 probabilmente sono attribuibili all’aumento dell’appetito e alla ricerca di cibo. Esperimenti sui roditori confermano questa tesi. Inoltre, la somministrazione di glucosio a livello cerebrale, rendeva i topi completamente sazi”. In conclusione, un aumento del consumo di fruttosio negli Stati Uniti ha inciso epidemiologicamente sull’aumento della circonferenza vita e quindi dell’obesità. Non ci resta che riprendere le parole del filosofo Feuerebach: “L’uomo è ciò che mangia”.
Fonte: http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleID=1555133

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