Stamattina a Milano si è svolto il convegno “Trattamento Sanitario Obbligatorio: è davvero necessario?”.
L’iniziativa, organizzata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani nell’ambito della mostra multimediale “Salute mentale: dignità e diritti umani”
(aperta a Milano fino a domenica 23 dicembre alle 18 presso il Palazzo Giureconsulti – in P.za Mercanti ang. P.za Duomo) è scaturita da un fatto di cronaca recente: la condanna dei medici responsabili per il caso del maestro Mastrogiovanni, morto di TSO dopo essere stato legato al letto di contenzione per quasi cinque giorni consecutivi.
L’avvocato Claudio Defilippi, del Foro di Milano, Presidente dell’associazione “Lawyers for Human Rights” ha illustrato gli aspetti legali del TSO, civili e penali, spiegando in che termini è possibile agire civilmente (anche se il TSO è già stato attuato, il ricorso permette di cancellarlo a posteriori, ed evitare lo stigma permanente di ‘malato mentale’, e le altre possibili conseguenze, quali l’interdizione, la nomina di un tutore o di un gestore del proprio patrimonio ecc.) e penalmente, contro i responsabili, nei casi (più frequenti di quanto si creda) in cui si configura il reato di sequestro di persona.
Giorgio Pompa, dell’associazione “Dalle Ande agli Appennini” e combattente dei diritti umani, ha parlato dell’esposto che lui stesso ha presentato alla Procura di Milano riguardo ai troppi casi sospetti di decesso avvenuti in anni recenti presso il Reparto di Psichiatria dell’Ospedale di Niguarda, casi sorprendentemente ignorati dalla stampa e dalla magistratura. Pompa si è anche soffermato su un concetto chiave, che meriterebbe un convegno tutto suo: l’inesistenza della malattia mentale se non come metafora, l’uso dello stigma come fonte di tutti gli abusi dei diritti umani nel campo della salute mentale, e la necessità di una rivoluzione culturale che annulli i pregiudizi sui cosiddetti malati mentali.
La dottoressa Nicoletta Calchi, Dirigente Medico di 1° Livello presso il reparto di psichiatria dell’Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda, ha raccontato alcuni esempi di come la legge Basaglia venga di routine aggirata per fare dei TSO assolutamente immotivati. Tra gli esempi citati, una paziente russa rimasta rinchiusa in reparto per 120 giorni senza MAI potere uscire, un paziente legato al letto perché ‘disturbante’ e lasciato lì per ore prima di ricordarsi di eseguire l’atto burocratico del TSO, l’indifferenza di fronte a un paziente che si era impiccato durante la degenza forzata. I racconti dalla dottoressa Calchi sembravano provenire da un film dell’orrore: “ho visto eseguire contenzioni drammatiche, ove il sadismo degli operatori sanitari era sovrano, pazienti che perdevano sangue dalla bocca, occhi che roteavano, gambe di infermieri appoggiate con forza sulla gola … scene inumane, ingiustificate e ingiustificabili.”
Al convegno ha parlato anche Danilo, un ragazzo che ha subito un TSO a dir poco allucinante, con tanto di percosse e uso di spray al peperoncino. Danilo, lasciato legato per diverse ore in mezzo ai propri escrementi, ha raccontato la sua tremenda esperienza d fronte a un pubblico stupefatto nell’apprendere che queste cose non sono eccezioni, ma pratica quotidiana.
I dati ufficiale per il 2009 e 2010 (fonte ISTAT) riferiscono di circa mille TSO all’anno in Lombardia, ma l’Ufficio TSO del Comune di Milano, interpellato dal CCDU, ha riferito che i TSO sono oltre mille nel solo Comune di Milano (con punte di 1.200 TSO/anno) – nettamente superiori al dato ISTAT. L’indagine ISTAT prende in considerazione il rapporto tra TSO e ricoveri volontari, rapporto che, nella media italiana, si stabilizza attorno al 10%.
Alberto Brugnettini, del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, riferendo delle tante persone che si sottopongono a ricovero “volontario” in seguito a minaccia di TSO (in perfetto stile da Padrino: viene loro fatta un’offerta che non possono rifiutare), ha chiesto alla dottoressa Calchi se questi dati fossero realistici. La verità, secondo la dottoressa Calchi è che s’includono questi ricoveri pseudovolontari, la percentuale di TSO ‘de facto’ supera di slancio il 50%, in palese violazione dello spirito della legge Basaglia.
“Questi dati – riferisce Brugnettini – dimostrano in maniera eclatante il fallimento di una psichiatria asettica, appiattita sul DSM e sulle cure farmacologiche, e incapace di instaurare un rapporto umano con chi ha bisogno di aiuto per superare un disagio emotivo.”


