L’artista trasforma esperienze personali in racconti condivisibili, dove la musica è veicolo di emozioni e riflessioni. “In viaggio” non è solo un titolo, ma un invito a muoversi, crescere, esplorare. Un brano che celebra il coraggio di mettersi in cammino, anche senza sapere esattamente dove si arriverà.

Bentrovata, Deborah. Come nasce di solito il tuo processo di scrittura: parola, melodia o una sensazione da catturare?

Quasi sempre i miei testi nascono da sensazioni, emozioni, da qualcosa che sto vivendo e dall’osservazione di ciò che mi circonda, spesso vicino al mare che è la mia musa ispiratrice. E’ come se prima arrivasse una immagine, uno stato d’animo, ed un attimo dopo prendono forma le parole.

La musica è poi il mezzo attraverso cui queste sensazioni vengono accompagnate e valorizzate, creata ad hoc sulle parole con l’ambizione di enfatizzarne il significato e cercando di creare uno spazio in cui il racconto può respirare e trovare il suo equilibrio

Qual è stata la frase o il verso che ha orientato l’intera narrazione del brano?

Un po’ tutta l’idea di questa rappresentazione del viaggio è chiave del brano, forse l’idea centrale è racchiusa nel ritornello che si ripete proprio perché ha fornito la base di questa narrazione.

L’idea che “L’importante è andare sempre come viene / in viaggio dove non si sa / gli occhi verso il sole e le mani nude / per sfiorare novità”.

È importante non restare fermi, la vita è movimento, l’esplorazione, il muoversi verso una meta, un obiettivo, sia reale sia virtuale, sono ciò che rendono viva la nostra vita, che ci danno stimoli e ricordi e ci regalano momenti importanti in essa, lasciando che siano le esperienze a dare significato al “viaggio”.

Quanto c’è di autobiografico e quanto di universale nelle tue storie?

C’è sicuramente una parte autobiografica, perché le emozioni e le esperienze da cui nascono i testi sono reali e vissute, dalle ambizioni ai viaggi ed agli obiettivi.

Allo stesso tempo cerco poi di trasformarli, spero in modo semplice, un po’ metaforico, in concetti il più possibile universali, in modo che chi ascolta possa ritrovarci un pezzo del proprio percorso. Credo che, pur partendo da qualcosa di personale, certi sentimenti e certe sensazioni appartengano un po’ a tutti, perché ognuno attraversa momenti nella propria vita, ha percorsi e viaggi, veri e propri viaggi oppure percorsi su cui muoversi, di studio, di vita, di carriera, di amore ed affetti, il concetto di non stare fermi, di darsi obiettivi e mete, ci rende vivi e ci carica di energia e voglia di agire, regala un senso positivo alle nostre azioni ed ai nostri “viaggi”, ci regala speranza e positività.

Questo è un valore universale da non dimenticare ed è qui che la musica riesce a creare un legame autentico

La metafora del viaggio è molto presente nella musica contemporanea: cosa la rende, per te, ancora necessaria?

La metafora del viaggio resta necessaria perché rappresenta in modo semplice e immediato il movimento della vita. Tutti, in modi diversi, siamo in cammino verso qualcosa: un cambiamento, un obiettivo, una nuova consapevolezza.

Ogni vita, di chiunque, è un viaggio, lo è ogni attività che intraprendiamo, resta una metafora sempre valida e che rappresenta facilmente l’ideale di una “strada” che percorriamo, un obiettivo che vogliamo o dobbiamo raggiungere ed è proprio in quel percorso che si concentrano le emozioni, le trasformazioni ed i ricordi che ci definiscono.

E’ una metafora applicabile in molteplici settori ed occasioni pertanto sempre valida, direi forse persino più che necessaria, utile.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.