Nel suo nuovo singolo, Leea Clem racconta la complessità di crescere in un mondo di apparenze. L’artista si fa voce di una generazione che non vuole più fingere, rivendicando il diritto di essere imperfetta. La sua musica unisce ironia, forza e una disarmante sincerità.

Hai scelto di cantare in italiano dopo un periodo in inglese: è stata una scelta istintiva o strategica?

Direi un mix di entrambe. Innanzitutto, ho iniziato a maturare l’idea di voler scrivere in italiano solo crescendo, perché ho capito che non volevo più nascondermi dietro una lingua. Poi chiaramente è entrato in gioco il classico discorso del ‘sei in Italia, qualcosa in italiano devi farla’, però comunque non l’avrei mai fatto se non fosse stato comunque qualcosa che sentivo di fare.

Il titolo stesso, “fare la brava”, è provocatorio. Come hai scelto questo titolo e cosa volevi evocare?

Volevo fare esattamente quello, provocare. È, secondo me, un’espressione un po’ ammiccante che sicuramente stimola curiosità. Volevo che l’ascoltatore si incuriosisse per poi prestare davvero attenzione al testo e rendersi conto che questa canzone non è solo un ‘titolo provocatorio’, ma un vero e proprio messaggio sociale.

Cosa pensi dei ruoli imposti alle giovani donne oggi e in che modo credi che l’arte possa reagire?

Penso che come al solito la donna tende ad essere denigrata sempre un po’ di più rispetto all’uomo. C’è sempre qualche commento negativo sul fisico, sul modo di vestire, sui testi, sul linguaggio, sul modo di fare… poi se un uomo fa le stesse cose, nessuno batte ciglio. Penso innanzitutto che la solidarietà femminile faccia tanto e poi l’arte in se per se deve semplicemente continuare ad essere espressione dell’artista, dei suoi messaggi, dei suoi valori. La musica può diventare davvero un manifesto di giustizia e di parità se usata nel modo giusto.

Quanto conta per te la coerenza tra persona e personaggio artistico?

Personalmente, direi parecchio. Quando sono nei panni di LEEA CLEM, alla fine sono sempre io, con le mie insicurezze, le mie fragilità e anche tutte le mie cose da dire. Chiaramente faccio però più attenzione all’estetica e cerco di rendere tutto un po’ più “chiaro” ecco.

Ti senti parte della Generazione Z anche dal punto di vista musicale?

Beh facendone parte direi proprio di si. Alla fine io, come qualsiasi altro ragazzo vicino alla mia età, studio, mi diverto, passo tempo sui social, ho i miei dubbi e le mie incertezze. L’unica differenza e che poi io metto tutti questi miei pensieri e tutte queste mie esperienze in musica.

Come immagini Leea Clem tra cinque anni: più performer o più cantautrice?

Direi entrambi. Per me una cosa non esclude l’altra. Scrivo le mie canzoni rispetto a come mi sento e sul palco poi porto quella stessa emozione, per me è fondamentale. Vorrei sicuramente migliorare sulla mia parte performativa e non vedo l’ora, un giorno, di poter mettere su dei veir e propri show per chi mi ascolta!

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.