Raccontare le proprie rotture non è semplice, farne arte lo è ancora meno. Questo singolo lo fa con pudore e potenza, in un flusso che alterna poesia, beat e verità. Il risultato è una ballata che non cerca approvazione, ma vicinanza. Per chi sa cosa vuol dire perdersi.

Qual è la riga del testo che più ti rappresenta oggi e perché?

E guarire spettava solamente a me”. Perché è la verità più dura che ho dovuto accettare. Nessuno può salvarti se non te stesso. Gli altri possono amarti, sostenerti, ma il lavoro vero lo devi fare tu.

Hai dichiarato che la guarigione spetta solo a noi. Come hai maturato questa consapevolezza?

Attraverso molti fallimenti. Ho passato anni aspettando che qualcuno mi aggiustasse, che l’amore giusto cancellasse tutto. Poi ho capito che stavo dando agli altri un potere che non potevano avere. La svolta è arrivata quando ho smesso di cercare salvatori e ho iniziato a salvarmi.

Nel brano ringrazi perfino chi ti ha ferito. È stata una scelta di perdono o di crescita personale?

Entrambe. Il rancore ti tiene legato al passato. Ringraziare chi ti ha lasciato andare non significa che non ti abbiano fatto male, ma che quel male ti ha portato dove dovevi essere. È crescita, non dimenticanza o “assoluzione” del proprio carnefice.

La musica per te è più rifugio o più specchio?

Specchio, sicuramente. Anche quando vorrei che fosse rifugio, finisce sempre per mostrarmi chi sono davvero. Non puoi mentire quando scrivi, almeno io non ci riesco. Le parole ti tradiscono, rivelano quello che cercavi di nascondere.

Quali sono i tuoi obiettivi artistici nel breve periodo dopo l’uscita di questo singolo? Continuare a essere onesto. Vorrei esplorare altri lati di questa vulnerabilità, magari con sonorità diverse. Sto già lavorando a nuovi brani. L’obiettivo non è il successo commerciale, ma creare una connessione autentica con chi mi ascolta.

C’è un messaggio che hai nascosto volutamente nel brano, lasciandolo tra le righe?

Sì. È nel verso finale: “Noi eravamo in guerra contro il mondo intero”. È il riconoscimento che spesso combattiamo le stesse battaglie, anche se in momenti diversi. Che l’empatia nasce dal dolore condiviso. Che nessuno è davvero solo.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.