Un ritmo incalzante accompagna la fragilità di un sentimento adolescenziale nella Singapore evocata da Carlo Audino. Il suo nuovo brano è un volo malinconico tra sogni e delusioni, raccontato con poesia, ironia e profonda sensibilità musicale. Un’istantanea sonora che parla al cuore.

Nel brano si avverte una malinconia luminosa. È un’emozione che cerchi spesso di trasmettere nei tuoi pezzi?
Si, mi piace giocare con i vari stati d’animo ancor di piú fonderli tra loro anche quando sono in lieve contrasto. In “Sogno d’amore” la vena malinconica, il sentire il mondo che ti cade addosso perché la donna che tu volevi al tuo fianco e che ti considerava solo un amico adesso ti suggerisce di non cercarla piú, non é uno stato cupo e triste. La scena prende luce dalla bellezza della stessa donna e dalla felicitá che irradia dalle immagini sognate del futuro insieme a lei. In questo contrasto di luce della bellezza e buio del futuro incerto senza la donna desiderata, coadiuvato da un ritmo cardiaco incalzante in stile italo disco, la sensazione di malinconia viene addolcita come una presa di coscienza di un evento di vita inevitabile.
Hai citato Graziani, Battisti e Mango tra le tue influenze. Cosa pensi manchi oggi nel panorama musicale rispetto a quei tempi?
Probabilmente chi leggerá la mia risposta a questa domanda mi giudicherá come vecchiaccio bavoso a cui si é scaricata anzitempo la batteria della dentiera. É cosí. Purtroppo il panorama musicale di oggi é paragonabile alla vista di Hiroshima dopo la maledetta bomba. Qui non esiste nulla. Non c’é un solo nome che emetta la sua influenza analogamente a quella emessa dagli artisti degli anni che vanno dal 1940 al 2000. Nessuno almeno tra quelli che ci vogliono far sembrare delle star, quelli che ci propinano negli spettacoli musicali in tv e che vengono spinti sui vari social, merita una nota di originalitá artistica. Qualche piccolo elettrone impazzito (tipo Lucio Corsi, Ultimo, Brunori sas, Achille Lauro e Coma-cose) ad una analisi piú attenta risulta essere per il 90% rifacimento di artisti di altre epoche. Insomma viviamo un epoca di anoressia musicale, convincendoci che quella sequenza martellante, ricopiata e riadattata dal passato, sia bellissima e originale dei tempi attuali. Non riusciamo a vedere il legame ricchiepoverista dei cuoricini con l’ivangrazianesimo di chi voleva essere ‘n duro. Ma la musica, si sa, é insoffocabile e quindi basta scendere nell’underground, passeggiare per anonimi locali di periferia e con molta probabilitá ti potrai imbattere in una anonima band di giovanissimi o anche di ubriachi vecchiacci puzzolenti ed essere avvolto da vera musica. Con un pizzico di fortuna potrai anche godere dell’esecuzione di qualche loro brano inedito, bellissimo ma che purtroppo nessuno mai cagherá.
Quanto ha contato il contatto con il pubblico nei tuoi anni nei locali e nei pub, prima di pubblicare le tue canzoni?
Assolutamente tantissimo! Il contatto con il pubblico é la cosa piú importante del fare musica. Le piattaforme di streaming ed i social dovrebbero servire soltanto a conoscere i singoli brani, ma poi la magia avviene durante i live. Per live si puó intendere anche una semplice serata in un piccolo teatro o ristorante o pub. Anche una qualsiasi esibizione davanti a tre persone puó considerarsi un live! Durante le mie esibizioni solitamente mi immergo nella musica e qualche volta é capitato di cominciare a suonare davanti a 3-4 persone. Al termine del brano mi rendevo conto che il pubblico era decuplicato. Uno, nessuno o centomila, l’artista deve dare sempre il massimo di se stesso e della sua arte.
Ti rivedi nel ragazzo che ha scritto “Sogno d’amore”? Cosa è cambiato e cosa no?
Quando canto una mia canzone divento il Carlo del momento in cui l’ho scritta. In “Sogno d’amore” divento un ragazzo liceale pazzamente innamorato della sua piú cara amica e che le confida il suo amore ed il desiderio di vivere magnificamente per sempre insieme a lei.
Hai mai pensato di scrivere un disco interamente ispirato alle fasi della tua vita?
Avevo fatto un intero foglio con delle frasi significative. Qualcuna l’ho usata per un testo o per un titolo, la maggior parte sono rimaste li. Era un progetto che peró non ho potuto realizzare anche per via del modo diverso di proporsi con le piattaforme di streaming. Uscire con un singolo ogni 1 o 2 mesi é giá abbastanza difficile sia nella realizzazione che nella pubblicitá, figuriamoci una raccolta di 8-12 brani ! Questo ovviamente per noi emergenti sconosciuti e squattrinati. Quando cominciano ad esserci interessi maggiori (e riscontro nel pubblico) allora si fa di tutto.
Cosa ti emoziona oggi nel fare musica, dopo tanti anni? Il fatto stesso di fare musica, anche se chi la ascolta é una piccola cerchia di persone, emoziona ed incoraggia sempre a fare meglio. Mi piacerebbe avere dialogo con i miei ascoltatori ma é difficile che questo avviene, forse proprio perché chi ascolta ritiene l’artista su chissá quale pianeta o chissá quanto impegnato! Le mie attivitá sono spesso legate alla famiglia, ai miei gatti, alla casa e un pochino, alle serate musicali di cover. Mi piacerebbe tantissimo che qualcuno mi ponga domande sulla mia musica o ne voglia ascoltare una versione live, ma questo (almeno finché saró in vita) difficilmente accadrá.


