Il singolo di Paolo Carone è un urlo sussurrato, un diario sonoro che affronta il tema del legame tossico con una scrittura incisiva e melodie ricercate. In questa intervista, il cantautore parla di fragilità maschile, imperfezione, errori necessari e della sua idea di arte fuori dal mercato.

Nel brano si percepisce una tensione continua tra desiderio e consapevolezza. Quanto c’è di autobiografico in questa dicotomia?

Moltissimo: tutta la mia vita è stata caratterizzata da questa contrapposizione di stati d’animo. Ciò che desidero è quasi sempre in contrasto con ciò che la coscienza mi vieta di fare: a volte mi abbandono al desiderio, altre volte ascolto la mia coscienza.

Il basso e la cassa 808 danno una spinta quasi carnale alla canzone. È un effetto voluto per accentuare la sensualità del tema?

Sin dalle prime fasi di stesura del testo ritmico ho desiderato che la spinta della cassa fosse importante perchè è una caratteristica frequente nella musica POP contemporanea. Il progetto di fondere le sonorità blues, il pop e la lingua italiana si è concretizzato anche in questo.

Ti sei mai sentito inadeguato, come artista, a raccontare alcune storie? Come affronti quel limite?

Si certo, ed ho affrontato la situazione cercando di “romanzare” il più possibile la trama di un brano organizzando bene la sequenza di argomentazioni da scrivere e scegliendo un lessico adeguato. Mi trovo spesso in questa circostanza e devo lavorare molto per farvi fronte: arricchisco il mio lessico leggendo molto, utilizzo le regole del giornalismo per cercare di descrivere al meglio ogni contesto.

Parli spesso di formazione. Credi che la musica possa essere anche un atto educativo, nel senso più ampio del termine?

La musica lo è da moltissimo tempo: già dal medioevo, con la musica sacra, si è compresa l’importanza della musica come mezzo educativo, persuasivo e di comunicazione. Basti pensare a ciò che fanno le mamme quando insegnano qualcosa ai bambini attraverso le “canzoncine”, a ciò che facciamo noi insegnanti quando dobbiamo insegnare i nomi delle note agli allievi molto piccoli, alle canzoni composte dai comici nei programmi di satira.

Con “Non è possibile” anticipi nuove uscite. Hai già in mente una direzione precisa o lasci che la scrittura ti guidi?

Questo brano è parte di una serie che vedrà delle nuove uscite ogni due mesi (più o meno). L’idea originale era quella di pubblicare un EP di 6 brani ma, date le dinamiche imprevedibili del mercato, abbiamo scelto di diluirlo al fine di dare la giusta importanza di ascolto ad ogni singolo brano. La direzione, dunque, è piuttosto precisa e segna la mia prima esperienza con dei brani scritti in italiano.

In un mondo che cerca costantemente risposte veloci, tu proponi complessità emotiva. Ti senti in controtendenza?

Assolutamente si, e credo che questo sia il posto in cui ogni artista dovrebbe stare: in controtendenza. Se l’arte è creazione essa deve proporre nuove cose e non ciò che già esiste ed è, dunque, in “tendenza”. Gli artisti veri, quelli che producono Arte sono sempre in “controtendenza” rispetto alla massa. L’essere controcorrente non deve però mai tramutarsi in una estroversa e forzata esposizione del futile.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.