Dietro una risata può nascondersi una celata verità che rimanda a una storia e a un dolore universale. “Meglio così”, in scena dall’8 all’11 maggio a Roma, nasce da questa consapevolezza: dalla voglia di condividere, attraverso la leggerezza tipica del linguaggio della commedia, una vita contrassegnata da scelte difficili e dai valori insiti nei rapporti umani.
La redazione di VentoNuovo è lieta di intervistare l’attrice Luciana Sacchetti e la drammaturga Chicca Ferulli che illustrano uno spaccato di vita vera vissuta e dalle mille sfumature emotive, in un viaggio introspettivo e teatrale che fa ridere e riflettere.

Come nasce l’ispirazione per scrivere “Meglio così”?
C: “Come nella maggior parte dei casi, l’ispirazione è nata dal voler portare una quotidianità difficile facendo trasparire quella leggerezza che la commedia impone. Ho voluto trasmettere un messaggio agli spettatori, con la semplicità della commedia”.

Qual è il tema centrale?
C: “Il tema è quello della sorellanza, del valore della solidarietà e di quei legami che si scelgono”.

Quanto c’è del suo vissuto nella scrittura della commedia?
“Credo che ci sia sempre una parte delle proprie esperienze quando si scrive. Ho voluto portare sul palco un tema universale come quello dei rapporti umani.”

Come è stato lavorare con gli altri attori per riuscire ad entrare nel personaggio e a far trasparire il sentimento di sorellanza?
L: “In questo senso è importante il lavoro del nostro regista Alessandro Di Rienzo, diplomato al laboratorio di Massimiliano Bruno. Lui ci dirige e fa coaching, aiutandoci a tirar fuori l’essenza del personaggio e a far sì che l’anima di ognuno di noi possa entrare in connessione”.

Come è stato possibile riuscire a coniugare un tema serio e doloroso con il linguaggio della commedia?
C: “Il lavoro della commedia consiste nel portare il tutto con leggerezza. Si ride con esasperazione di quello che può essere un dramma quotidiano. Quello che succede ai personaggi succede a tanti. Nell’estremizzazione della commedia l’equilibrio sta nel riconoscersi nel piccolo dramma che si porta in scena, superandolo con la leggerezza tipica della commedia”.

L: “Io e Chicca siamo sorelle e ci lega, dunque, un forte legame. Nelle nostre diversità riusciamo ad essere solidali. Anche con gli altri attori, con i quali siamo amici nella vita, siamo riusciti ad entrare in perfetta sintonia.
Confidiamo che il pubblico riesca ad empatizzare con la situazione della storia che potrebbe sembrare avulsa alla maggior parte degli spettatori ma, in realtà, ci si può riconoscere sotto tanti punti di vista.“

Com’è stato interpretare e riuscire a consegnare la molteplicità delle sfumature emotive dei personaggi?
C: “È la magia del teatro. I personaggi sono tutti pieni di sfumature emotive e l’attore deve fare un lavoro su se stesso, deve andare a scavare e trovare quei cassetti che non si vorrebbero aprire e che invece vanno aperti. Bisogna studiare dall’inizio il personaggio e poi man mano intrecciare le dinamiche con le altre persone. Non sei te stesso ma sei quel personaggio. Lo studio viene facilitato dal lavoro e dall’amore.
In questo senso, il lavoro di regia è quello di aiutare l’attore a tirarsi fuori da se stesso perché in quel momento la verità che si porta è un’altra. Bisogna dimenticare se stessi per poi offrire al pubblico qualcosa di se stessi”.

Perché il titolo “Meglio così?”
“È un titolo un po’ amaro. C’è l’amarezza accompagnata da una proiezione di speranza. “Meglio così” è una frase che diciamo a noi stessi a volte per raccontarci le favole. Nel caso di questa commedia ci si riferisce a una consapevolezza che, per quanto sofferta, è presa con amore verso se stessi e gli altri, con altruismo. Di fronte a decisioni importanti da prendere, è difficile riuscire ad amare se stessi e gli altri senza lasciarsi prendere dall’egoismo e dall’eccessivo altruismo.

Quando andrà in scena?
C: “Dall’8 all’11 maggio al Teatro Trentatré in Via del Gran Paradiso 33”.

Aspettative?
C: “Sia io che ho scritto la commedia sia tutti coloro che hanno lavorato vorremmo che il pubblico portasse fuori dalla sala un po’ di leggerezza e un sorriso. Vogliamo che gli spettatori si affezionino e vogliano bene ai personaggi. Ci aspettiamo che empatizzino con loro, soprattutto con chi è ultimo nella vita. Come tutte le commedie, anche questa ha uno scopo sociale”.