Gli stArt non si limitano a pubblicare un album, ma aprono un varco tra realtà e immaginazione con “Frequencies from Nowhere”. Un lavoro che unisce il rock classico a sonorità moderne, tra chitarre potenti, sintetizzatori evocativi e una produzione che sa come creare atmosfere anche decisamente ricche di nostalgie. È un viaggio, ma non quello che ci si aspetterebbe: il protagonista si perde nello spazio, o forse solo dentro sé stesso, mentre le “frequenze misteriose” lo guidano verso una nuova consapevolezza. È un disco che racconta di cadute e rinascite, di ricordi e visioni, di solitudine e speranza.

Le radici sonore affondano negli anni ’80 e ‘90, tra echi di Europe, Bon Jovi, Guns N’ Roses e Alice Cooper, e forse un poco restiamo bloccati dentro questo passato illustre. Ci sono momenti assai aderente che sembrano andare oltre il semplice citqazionismo. E qui gioca un ruolo portante la bella produzione firmata da Pasquale Ronzo presso lo studio “Le Pareti Sconnesse” di Verona. Non mancano collaborazioni importanti, come Michele Luppi (Whitesnake) al basso e Jonathan Gasparini (Marco Ligabue, Mamamicarburo) alle chitarre.

Difficile isolare singoli momenti in un album che va vissuto come un racconto unico affacciandosi in questi tempi moderni come un revival di quelli che erano i concept. E poi non ci piace mai spoilerare tutto l’ascolto che invece vi invito a fare. Ad esempio “Dream” ci accoglie nel tema tra momenti eterei dove la potenza cinematica si fa sentire tutta… gli ostinati di “Silence for You” mi ricorda che il progressive è di casa… le bellissime tinte chitarristiche della traccia eponima mi richiamano i fasti dei nostri Pooh ma anche quel certo modo alla John Petrucci. La quiete non manca con “Binari della follia”, romantica, dolcissima, canzone che sa emozionare parlando dell’amore… e tracce barocche dentro “Kings of the Dragon”. Mi resta scomodo un ascolto così per abitudine associato all’inglese, dentro liriche italiane… e in effetti la difficoltà della nostra lingua sembra cozzare un poco con la soluzioni che richiedono musicalità, grinta e potenza nelle chiuse.

“Frequencies from Nowhere” è un album che sa essere profondo vivendo però al limite, pericolosamente al limite, nostalgico e forse ingredienti del futuro non avrebbero guastato, potente e sicuramente melodico ma ecco, l’italiano in fondo sembra un freno. Gli stArt dimostrano che il rock ha ancora molto da dire, soprattutto quando è capace di intrecciare suoni e significati con questa intensità. Non scorre al primo ascolto, ma il rock vive e di ottima salute a quanto pare…

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.