Il giovane artista siciliano racconta l’universo emotivo dietro il suo nuovo singolo “Lei è così”. Una canzone che tocca corde profonde, esplorando solitudine e difficoltà di aprirsi agli altri. Ogni parola e ogni nota parlano di vulnerabilità, rendendo unico il suo percorso musicale.

Bentrovato, Flavio. “Lei è così” nasce da una lunga elaborazione o da un lampo di

genio?

Grazie! Lei è così è nata da un’emozione forte, da un momento in cui ho sentito il bisogno di raccontare una storia che avevo vissuto da vicino. Non è stato un semplice lampo di genio, ma neanche una lunga elaborazione. È come se il brano fosse già dentro di me e avesse solo bisogno di uscire. Ovviamente, poi c’è stato un lavoro di rifinitura, ma l’essenza della canzone è nata in modo spontaneo, quasi naturale.

Il bridge racchiude tutta la carica emotiva del brano: come mai ti sei concentrato proprio su questo pezzo?

Il bridge è il punto in cui il significato del brano si fa più chiaro e diretto. La metafora del bicchiere e della tazzina rappresenta proprio il cuore del messaggio: a volte, per quanto ci si sforzi, alcune persone semplicemente non possono colmare i nostri vuoti, non perché non vogliano, ma perché non ne hanno la possibilità. Ho scelto di dare forza a questo passaggio perché racchiude il senso di frustrazione e consapevolezza che attraversa tutto il pezzo. È il momento in cui tutto si sintetizza, dove chi ascolta può davvero immedesimarsi e riflettere su cosa significhi stare accanto a qualcuno che non riesce a dare quanto si vorrebbe.

Vorresti trasmettere un messaggio ai tuoi ascoltatori?

Sì, assolutamente. Con Lei è così vorrei far riflettere su quanto sia importante capire noi stessi e le persone che abbiamo accanto. A volte ci sforziamo di cambiare qualcuno o di riempire un vuoto, senza renderci conto che certe distanze non dipendono da noi. Non è sbagliato essere diversi, l’importante è riconoscere ciò di cui abbiamo bisogno e non accontentarci di qualcosa che non ci fa stare bene. Vorrei che chi ascolta questa canzone si sentisse capito, soprattutto chi ha vissuto una relazione in cui ha dato tanto senza ricevere abbastanza in cambio.

Com’è nata la tua passione per la musica?

La mia passione per la musica è nata in modo naturale, quasi spontaneo. Fin da piccolo, cantare era il mio modo di esprimermi, di sentirmi vivo. A soli quattro anni ho iniziato a cantare, e da allora la musica è sempre stata una parte fondamentale della mia vita. Crescendo, ho capito che non era solo un passatempo, ma una vera e propria esigenza. Le prime esperienze nei locali, tra matrimoni, feste di paese ed eventi, mi hanno fatto innamorare ancora di più di questo mondo, perché ho scoperto la magia di trasmettere emozioni al pubblico. Poi, nel 2020, ho sentito il bisogno di raccontarmi attraverso la mia musica e ho pubblicato il mio primo singolo. Da quel momento, non mi sono più fermato. La musica è il mio rifugio, il mio modo di dare voce a ciò che sento e di connettermi con chi ascolta.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.