Nel panorama musicale contemporaneo, dove il pop digitale domina incontrastato e la semplicità ritmica sembra spesso prevalere sulla profondità espressiva, l’uscita del nuovo disco di Anna Jencek, “Jencek canta Shakespeare” per la Moletto Music, si impone come un’ode alla poesia e all’incanto sonoro. Questo progetto, realizzato in occasione dell’80° compleanno di Herbert Pagani e del Centenario di Arturo Schwarz, rappresenta un tributo colto e appassionato alla bellezza immortale dei sonetti shakespeariani, nella magistrale traduzione di Giuseppe Ungaretti e Sara Virgillito.

«Con herbert il legame è musicalmente indissolubile, siamo cresciuti insieme artisticamente. avevamo 20 anni o forse meno: io, studentessa in conservatorio di chitarra classica, stavo scrivendo le prime canzoni (con la chitarra le melodie fluiscono in modo naturale). lui, uscito dall’accademia di belle arti di parigi, disegnava e iniziava a tradurre jacques brel in italiano (le plat pays che diventa lombardia). arturo mi ha resa consapevole che, dialogare attraverso i poeti con me stessa, anche attraverso echi e contrasti, porta a quell’introspezione necessaria all’artista, come sancito nel manifesto del surrealismo». A. Jencek

Le 24 composizioni, che comprendono 22 sonetti, prologo ed epilogo, si fanno portavoce di un linguaggio musicale che si nutre di suggestioni barocche, rielaborate con un’orchestrazione contemporaneo-elettronica che in qualche modo sembra voler congiungere con un ponte concettuale il prima e il dopo, l’antico con il nostro tempo moderno. Chitarre, viola, arpa e percussioni si intrecciano con eleganza, dando vita a un racconto sonoro che sembra provenire da un tempo sospeso, dove la parola poetica si veste di nuove sonorità senza perdere la sua intrinseca classicità.
La Jencek torna a dimostrare una sensibilità espressiva straordinaria, voce che qui significa alchimia ed esoterismo, colonne portanti che ritroviamo evocate nella lirica shakespeariana. Le sue melodie, ispirate al contrappunto bachiano, si sviluppano in un gioco polifonico che richiama l’idea della luce scissa attraverso un prisma: ogni nota, ogni voce (che tanto sembra prendere il ruolo di uno strumento) si moltiplica in echi e risonanze, creando un tessuto sonoro avvolgente e ricco di emotività. Ecco la parola chiave di tutto, visto che faremmo certamente difficoltà a perderci nelle liriche: emotività.
Particolarmente toccante è l’inedito “Ninna nanna delle Fate”, che trae origine da un’esperienza teatrale dell’artista e trasporta l’ascoltatore in un mondo onirico e fiabesco. Anche il “Sonetto”, recitato su una base musicale ispirata a Bach, rappresenta un momento di intensa riflessione, dove la voce diventa strumento di dialogo con l’eterno.
Eppure, “Jencek canta Shakespeare” si confronta con la sfida di un pubblico ormai abituato a consumare musica con modalità rapide e assai consumistiche, dunque devote all’immediato e al liquido. L’opera in oggetto, se pur con le raccolte e dovute difficoltà che questo tempo storico impone, offre un rifugio dalla frenesia quotidiana, permettendo a chi ascolta di immergersi in un universo di emozioni autentiche e senza tempo. Un’opera preziosa, dunque, capace di riconciliare l’ascoltatore con la dimensione più intima e riflessiva della poesia stessa. Un progetto che sfida le convenzioni del mercato musicale contemporaneo per affermare con grazia e determinazione l’intramontabile potere della bellezza e della parola.


