CiurèCiurè

Ciurè, nella sezione Ufficiale Torino Underground Cinefest Italian Showcase, Giampiero Pumo, regista e attore del film : “Orgoglioso di questa nuova selezione che mantiene viva l’attenzione su questo piccolo gioiello che non vuole proprio smettere di far parlare di sé”.

Ciurè

13 Settembre 2024, “Ciurè” il film scandaglio dell’anima in una società feroce : la cinematografia diviene capolavoro realistico.

“Ciurè”, è il film diretto ed interpretato da Giampiero Pumo, un’opera prima di grande spessore, e attualità, che fornisce uno spaccato di cruda realtà.

Lo spettatore viene catapultato in una realtà papabile, che spesso viene elusa.

Magistrali le scene girate negli scorci dei quartieri siciliani, dove emergono dettagli imprescindibili, che caratterizzano alcuni antichi quartiere popolari, palermitani.

Un film che fa riflettere, su una molteplicità di temi attuali, come la dipendenza da sostanze stupefacenti, la genitorialità, la povertà, l’amore, l’emarginazione, la parità di genere, eppure la solidarietà, insomma Ciurè è un’opera magistrale capace di scandagliare una molteplicità di temi sociali, con dignitosa oggettivazione.

La Regia

La Regia eccellente, ci pregia di dettagli che vanno a riaffermare la già più che palese bravura degli attori, mettono in risalto inoltre anche la città : Palermo, riprodotta con estrema fedeltà nella sua quotidianità realistica, e culturale, fatta anche di dialetto, conferendo ancor più unicità e rarità a quest’opera cinematografica.

Il ritmo delle scene è travolgente, ed istantaneo, nulla è lasciato al caso.

Un amore che irrompe come un dardo, divenendo fattore scatenate, tanto da indurre il protagonista (Salvo) alla riscoperta del sé, una transazione evolutiva, precedentemente bloccata in un limbo nascosto, perché incontemplabile, a causa di forvianti stereotipi sociali, ma che finalmente diviene, a poco a poco, normalità talmente profonda ed evolutiva, da innescare in lui una solida trasformazione.

Sinossi : Ciuré

Uno spaccato di società feroce, dove al centro c’è la figura di un padre “Salvo”, (interpretazione notevole di Giampiero Pumo), afflitto da mille problemi, costretto a scendere a compromessi con la criminalità, per vivere, e poter così sostentare la sua famiglia, composta dal figlio piccolo: “Giannino”.

La storia si sviluppa prima nelle borgate più antiche palermitane, dove vive appunto Salvo, e il suo bambino, e ci regala anche scene ambientate nella spiaggia palermitana, dove il mare funge da elemento catartico naturale, capace di regalare al piccolo Giannino dei frammenti di felicità.

In quel frangente Salvo e Ciurè, cominciano a conoscersi, raccontandosi l’uno all’altro.

Dall’altra parte c’è la madre di Giannino, “Valeria”, interpretata magistralmente da Marilù Pipitone, una donna tossico dipendente, allontanata dalla famiglia, che incarna perfettamente la figura femminile, vittima di un retaggio maschilista familiare, e mafioso, da cui emergono tutte le fragilità del personaggio, che spesso lotta per riaffermare un’identità, perduta, e seriamente compromessa dall’uso di droga, tanto da subire un allontanamento forzato dal piccolo figlio, rimasto traumatizzato profondamente (fino a perdere l’uso della parola), nel vedere la madre, in overdose, ancora con la siringa appesa al braccio.

Valeria, è la sorella del boss di quartiere “Tony”, interpretato dal bravissimo Maurizio Bologna, malavitoso per cui “lavora” Salvo, assoldato per riscuotere il pizzo.

Salvo è un padre solo, che prova ad evitare la strada illecita, chiedendo aiuto anche a qualche amico, per poter lavorare, senza ottenere alcun esito.

Nemmeno le istitutrici della scuola di “Giannino”, il figlio, vengono incontro a questo papà, tanto che in certe occasioni emerge una frattura sociale, un divario così lampante, che sembra calmierarsi solo ed esclusivamente, con il saldo delle rate scolastiche.

Un quadro sociale che racconta perfettamente il dramma quotidiano vissuto dalle persone più indigenti, facendoci riflettere anche sulle lacune istituzionali, e la reale assenza di solidarietà, con la quale spesso le persone in difficoltà, devono fare i conti.

Un uomo che paga a caro prezzo ogni sua scelta, tanto che in più occasioni verrà pestato a sangue, dai tirapiedi del cognato “Tony”.

Ed infine ma non ultima c’è “Ciurè”, una ballerina queer, che si esibisce sul palco del locale “Calatafimmina”, interpretata da Vivian Bellina, nella sua prima pregevole performance recitativa.

Ciurè ha un vissuto caratterizzato dall’emarginazione, la violenza psicologica, e fisica, la solitudine, e il rifiuto da parte della famiglia, ciò nonostante si dimostra paziente, benigna, sensibile e affettuosa, in special modo con Giannino, capace di compassione, e gesti di solidarietà incondizionata.

La solidarietà e la comprensione che emerge da questo film, è il reale interscambio che accade spesso nella vita reale, tra le persone che hanno toccato con mano le brutture della vita, e la cattiveria profonda, ma che con coraggio non hanno mai rinnegare sé stessi, pagando a caro prezzo, ogni giorno, la loro scelta, seppur dettata da una coscienza integra..

Per questo motivo sarebbe riduttivo incanalare quest’opera cinematografica nel mero tema lgbt, perché in realtà incarna una molteplicità di temi sociali, diventando narrazione oggettiva di vita reale, in cui s’intreccia la storia d’amore tra Salvo e Ciurè.

102 minuti di girato

Il film è appassionato, viscerale, e schietto, tanto da coinvolgere gli spettatori in maniera diretta, senza fronzoli inutili, le scene seguono un ritmo fluido, mantenendo alto l’interesse dello spettatore durante tutta la durata del film.

Belle anche le colonne sonore, tra cui si annoverano anche brani appartenenti al repertorio di musica italiana, degli anni Sessanta e Ottanta.

Ciurè non è il solito film, ma è il film per antonomasia, che consiglio a tutti di vedere.

LINK UTILI

  • ITO WEB Ciurè – www.ciurè.it
  • IMDB Ciurè – imdb.com/title/tt14846116
  • SITO WEB CDMstudios – www.cdmstudios.it
  • IG Ciurè – @ciurefilm
  • FB Ciurè – @Film Ciurè

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