
Alessandro Quadri di Cardano è nato nel 1980 a Bologna, da padre italiano e madre belga. Stimolato dall’ambiente multiculturale, si laurea in “Scienze internazionali e diplomatiche” presso l’Università di Bologna, nel 2005. Ottiene una borsa di studio da parte del Ministero degli Affari Esteri italiano e frequenta il Collegio d’Europa di Bruges (Belgio), dove ottiene il Master in “Studi Politici e Amministrativi Europei”, nel 2007. Da quello stesso anno, lavora presso le Istituzioni Europee e, attualmente, vive a Bruxelles, con la moglie e i figli. Sin da ragazzo, coltiva l’amore e la passione per le opere di letteratura italiana e straniera, che legge spesso in versione originale, parlando quattro lingue. Nel 2022, pubblica il suo romanzo d’esordio, intitolato “La verità non conta” (NeP Edizioni). “La Mela Marcia” è il primo romanzo pubblicato con Bertoni.
Sei già stato a New York? Quali sono le luci e le ombre della città?
La New York che fa da sfondo alla vicenda non è la città reale, ma quella presentata dalla cinematografia del genere poliziesco degli anni Ottanta, Novanta e Duemila. Una megalopoli dove l’individuo si perde tra opportunità infinite, nel bene e nel male. Si tratta di uno sfondo teatrale, molto oscuro, quasi una Gotham City dove si aggira un predatore spietato, capace di sfruttare le folle per nascondersi e cacciare. Per dare vita a questa ambientazione ho svolto un’approfondita attività di ricerca, passando ore su internet per documentarmi. Ho anche letto diversi libri e ho seguito vari blog per potermi immergere nello spirito della città. Una volta finito il volume, sono andato due settimane a New York a percorrere i luoghi dove si svolge la vicenda, per assicurarmi che la storia fosse credibile. Ho potuto così modificare alcuni elementi per rendere l’ambientazione quanto più realistica possibile. Ad esempio, molti dei ristoranti e negozi dove i protagonisti si recano, sono autentici fino al minimo dettaglio.
Il tenente Bongiovanni è un personaggio liminale: decide di scardinare la gerarchia del NYPD per condurre in autonomo le indagini. Questa scelta deriva da un sistema sociale malato?
La democrazia dovrebbe basarsi su una serie di istituzioni autonome tra loro, il cui peso andrebbe sapientemente calibrato, in modo da creare pesi e contrappesi. Un tale sistema può reggersi solo se ciascun attore è libero e autonomo. Purtroppo, vediamo che nella realtà esistono dei legami tra politica, amministrazione pubblica, informazione, magistratura, economia eccetera. Questi legami, quando diventano troppo forti, finiscono per bloccare il meccanismo. Questo è quello che capita nel romanzo, dove la pressione politica e mediatica influenza il normale svolgimento delle indagini. Per fortuna, Frank è un personaggio che non accetta compromessi e che è disposto ad andare fino in infondo pur di scoprire la verità. Anche se questa potrebbe essere scomoda o pericolosa.
Perché le istituzioni e i cittadini preferiscono avere un capro espiatorio, rispetto al trovare il vero colpevole? Alla base, c’è il bisogno di scaricare il proprio impeto su un “responsabile”?
Nella vita, le cose fatte bene richiedono tempo. Purtroppo, viviamo in una società del “tutto e subito” in cui siamo abituati ad avere risposte immediate per poi poter dimenticare quanto appena accaduto. Questo è quello che chiede, troppo spesso, la popolazione: di mettere la parola “fine” a una indagine per poter poi tornare alle proprie vite, rassicurati dal fatto che giustizia è stata fatta e che le strade sono nuovamente sicure. Da un lato è molto umano e comprensibile, ma dall’altro è un atteggiamento che può rivelarsi pericoloso.
Sei vicino alle istanze della comunità arcobaleno? Vorresti sensibilizzare il tuo pubblico su determinate tematiche?
Sono una persona che odia le ingiustizie. In questo senso, qualunque tipo di discriminazione è per me inaccettabile. In questo romanzo ho voluto mostrare le varie sfaccettature della “comunità arcobaleno” e sottolinearne la grande diversità e ricchezza. I personaggi che appaiono tra le pagine del libro mostrano proprio l’ampiezza di questo spettro, che va dalla giovane transessuale regina dei social media al ricco avvocato sessantenne, con grande diversità di origini etniche, culturali o religiose. Ma ho voluto anche andare contro certi cliché che vedono spesso la comunità arcobaleno come debole o inerme.


