Il 22 agosto 1933 nasceva una delle più grandi protagoniste del cinema italiano anni Cinquanta, Sylva Koscina, attrice e modella jugoslava naturalizzata italiana che ha contribuito a rivoluzionare i temi e le sensibilità della commedia all’italiana.
Dopo aver tentato, con successo, vari concorsi di bellezza, inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo nel 1956 quando, diretta dal regista Pietro Germi, interpretò il ruolo drammatico della protagonista nel film Il ferroviere.
Distinguendosi per il suo carisma, la professionalità e la sensualità, l’attrice è riuscita a costruire una carriera artistica solida e poliedrica, destreggiandosi tra i vari personaggi non solo della commedia all’italiana ma anche delle commedie balneari, caratterizzate da un respiro rivoluzionario dal punto di vista generazionale.
Il suo contributo è stato decisivo anche nell’ambito della commedia farsesca, del peplum e del cinema d’autore anni Sessanta, in cui si è cimentata per affinare le sue doti attraverso la collaborazione con Federico Fellini, Dino Risi, Mauro Bolognini, Luigi Zampa e altri. In particolare, la sua figura eclettica è stata al centro di numerosi capolavori del genere peplum, basti pensare alla pellicola Le fatiche di Ercole di Pietro Francisci, che si basava su figure imponenti, come quella dell’eroe greco e delle sue imprese, prendendo come punto di riferimento la storia de’ Le Argonautiche di Apollonio Rodio. Il consenso internazionale del pubblico ha ben presto garantito al regista la produzione di un sequel intitolato Ercole e la regina di Lidia.
Tra gli altri successi di Sylva Koscina si ricordino Siamo uomini o caporali? di Camillo Mastrocinque, Guendalina di Alberto Lattuada, Giovani mariti di Bolognini e il film a episodi Made in Italy di Nanni Loy. Nell’ambito della commedia si diletta in un piccolo ruolo per Giulietta degli spiriti, addentrandosi poi anche nei generi del poliziesco, dell’horror e della parodia. L’ultima sua apparizione risale al 1994, per la produzione di C’è Kim Novak al telefono che, ancora una volta, riflette il rapporto contraddittorio di due generazioni in conflitto, dando così voce alle esigenze e ai rinnovati sentimenti di una società giovanile in continuo mutamento.