187 anni fa, il 14 giugno 1837, moriva a Napoli il poeta recanatese Giacomo Leopardi, il poeta de’ “L’infinito”, colto da un malore che lo attanagliava già da tempo.
Attraverso la sua vena poetica ha incarnato l’Ottocento della letteratura italiana, con una profonda attenzione, a tratti filosofica, sull’esistenza e sulla condizione umana.
Ispirato al classicismo, in particolare alle opere dell’antichità greco-romana, tra cui Lucrezio, Epitteto, Luciano, si accosta anche al Romanticismo e ai pensieri dei poeti Byron, Shelley, Chateaubriand, Foscolo e, di contrasto, all’Illuminismo che affonda le sue radici in filosofi come il barone d’Holbach, Pietro Verri e Condillac, imprimendo una consistente vena pessimistica sull’intero panorama filosofico e riflessivo. Infatti, il suo atteggiamento è interamente contrassegnato da una concezione esistenziale che parte dalla consapevolezza della vanità di tutte le cose e della fragilità dell’essere umano (pessimismo cosmico) e del decadimento della società (pessimismo storico).
L’attesa, le speranze e le illusioni si uniscono in un unico sentimento vitale che culmina nel dolore e nella malinconia, come mostrano i versi dell’opera “Sabato del villaggio” dove l’attesa della festa è destinata a vanificarsi con l’arrivo del nuovo giorno.
Il pensiero di Leopardi è declinato all’interno del sentimento della natura, intesa come materia incorruttibile e immortale in un eterno divenire a cui l’uomo deve adeguarsi e, come emerge ne’ “Lo Zibaldone” – che è un vero e proprio diario di tutti i pensieri del poeta – è fonte di illusioni e di sofferenza esistenziale. A tale proposito, nel suo testamento spirituale, cioè “La Ginestra”, il fiore del deserto, il poeta evidenzia i tentativi dell’uomo di superare tale condizione umana e la forza della natura sotto la quale gli esseri umani sono impotenti, secondo quanto riporta anche il “Dialogo della Natura e di un Islandese” contenuto nelle “Operette Morali”. Da qui nasce l’invito a coltivare e incentivare rapporti basati sulla consapevolezza della fugacità della propria esistenza e sulla solidarietà umana, un valore tutto da riscoprire e preservare, contrapponendo alle violenze individualistiche – incarnate dalla natura – un approccio comunitario e umano di fronte a un unico destino che accomuna tutti gli uomini.