Oggi la chiesa ricorda San Fedele da Sigmaringen – il cui nome originario era Marco -, sacerdote e martire nato nel 1577 e facente parte dei Frati Minori Cappuccini.
La sua vita è stata l’exemplum del sacrificio, della fiducia e della speranza in Dio, sin dall’epoca del suo mandato nei territori della Svizzera fino alla sua morte a Seewis per mano degli eretici.
Proprio in questo giorno – il 24 Aprile – il santo, subito dopo la messa, fu aggredito da alcuni soldati ma, nonostante ciò, continuò a professare la sua religione e a infondere nei cuori dei fedeli i sentimenti di pace e di purezza d’animo.
Le virtù della santità, l’amore verso il prossimo e il bisogno di giustizia lo indussero a passare dalla laurea in filosofia, alla professione di avvocato per poi approdare al percorso spirituale diventando un religioso cappuccino.
Ancora oggi il suo esempio di vita umile, semplice nel rispetto delle regole e dall’unione con Dio – professato attraverso la sua esperienza terrena – sono un punto fermo e un modello per tutti i cattolici che ripongono fiducia in lui recandosi a Coira e a Veldkrich, dove attualmente sono conservate le sue reliquie.