Vladimiro Modolo, in arte Il Sogno della Crisalide, è un autore di musiche e testi – attenti all’essenza e alle necessità degli esseri umani in chiave contemporanea -, tra i quali spicca il suo ultimo nuovo singolo Ipocondria, curato da Manuele Fusaroli e Michele Guberti e disponibile su tutte le principali piattaforme di streaming a partire dal 5 Aprile per Gallia Music.
Come emerge in quest’intervista, si tratta di un tuffo emotivo nelle profondità dell’animo umano e di un invito ad una riflessione tra il proprio sé e la realtà circostante.

Da dove deriva Il sogno della crisalide?
“L’ispirazione nasce da una rivista di cultura e psicologia che si chiama Il sogno della farfalla e io ho voluto sostituire il termine ‘farfalla’ con ‘crisalide’ per indicare il concetto di evoluzione continua e di movimento.“
In quale genere collocherebbe le sue canzoni?
“Direi un elettro-pop cantautorale con rimandi alla scena musicale anni Ottanta e contenuti che riguardano l’era contemporanea.”
Quando ha avuto inizio il suo viaggio nella musica?
“La passione per la musica è nata diversi anni fa, quando ho iniziato a suonare la chitarra a casa di un amico. Da lì in poi, ho iniziato a scrivere alcune canzoni e ho coltivato questa mia passione nel corso degli anni.”
Come nasce Ipocondria e di cosa parla?
“Ipocondria è un brano che, come dice il titolo stesso, racconta di un particolare stato di ansia, con un’accezione legata alla paura di soffrire o di avere una malattia, una patologia di natura fisica o psichica. L’idea della canzone è scaturita in un periodo in cui stavo seguendo vari esami e accertamenti, nel lontano anno del 2016. Successivamente, la canzone è stata prodotta e registrata solo sei anni dopo.”

Si tratta di un viaggio introspettivo che affronta i temi legati all’essere umano e alla sua vulnerabilità. Pensi che la musica possa offrire un barlume di speranza, un’àncora di salvezza per l’ascoltatore?
“Premetto che io utilizzo molto la chiave ironica, soprattutto nei testi delle canzoni del secondo album, contrariamente al primo che ha avuto un’impronta più riflessiva. Se parliamo del primo album, infatti, ho scritto canzoni più impegnate e impegnative, ad esempio quella sulla vicenda della morte di Stefano Cucchi; invece, nel secondo album ho cambiato questo approccio riflessivo, optando per uno più ironico e distaccato, dal momento che la musica può far riflettere ma deve anche, a mio parere, far divertire e riuscire a coniugare l’impegno con il divertimento e la leggerezza. Gli studi che ho condotto mi hanno permesso di avere una visione non improntata necessariamente sull’amore, come la musica mainstream diffusa adesso. A mio parere c’è altro di cui parlare e come dico sempre chi parla solo d’amore ha qualcosa da nascondere.”
Programmi per il futuro?
“Voglio suonare dal vivo la musica delle nuove canzoni del secondo disco quanto più possibile ovunque. Per quanto riguarda i progetti a lungo termine, sicuramente mi piacerebbe produrre altre nuove canzoni.”