Il 15 febbraio 1898 nasceva a Napoli Totò, nome d’arte di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, un’artista a tutto tondo che, altre ad essersi esibito sui più importanti palchi del mondo in differenti performance attoriali, è stato anche poeta, paroliere, sceneggiatore che ha simboleggiato il genere comico in Italia.
All’interno della tradizione della commedia dell’arte, è stato uno dei più importanti interpreti, accanto a Buster Keaton e Charlie Chaplin, della scena teatrale italiana, ma anche cinematografica e televisiva, per la quale si dilettò in alcune apparizioni nei caroselli televisivi.
Tra i suoi spettacoli più celebri, che si collocano dal 1928 al 1957, meritano un posto di rilievo le commedie, grazie alle quali è stato poi ribattezzato “il re della risata”, le rappresentazioni di avanspettacolo, realizzate con la compagnia di Giuseppe Jovinelli e le opere di cui lui stesso è stato l’autore. Tra i suoi film cinematografici si ricordino: I due orfanelli di Mario Mattoli, 47 morto che parla di Carlo Ludovico Bragaglia, Totò a colori di Steno e Mario Monicelli, Siamo uomini o caporali?, Totò, Peppino… e la malafemmina e Tototruffa ’62 di Camillo Mastrocinque, Napoli milionaria di Eduardo De Filippo, Guardie e ladri di Steno e Monicelli, I soliti ignoti di Monicelli, Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini.
Ad oggi, l’eredità dell’anima di Totò permane in tutto il panorama artistico e attoriale, in virtù di una cifra stilistica della recitazione volta ad una riflessione umana che partiva dalla parodia dei ricchi – dal loro stile di vita, ai loro usi e costumi – fino a giungere alla trasformazione volontaria dell’ordine delle parole nelle frasi e del loro significato, mostrando così il disincanto di un mondo capovolto.