Breve ricostruzione dell’evoluzione antropologica: dall’Homo Sapiens al Post-umano. 

La mano è lo schermo primordiale dell’uomo.

Il palmo della mano è da sempre considerato una sorta di supporto che contiene una forma di immaginazione importante. Pensiamo, per esempio, alla pratica culturale legata alla lettura della mano, secondo la quale si crede che ci siano delle soggettività sensibili in grado di rivelare il futuro a partire dalle mani; o all’impronta digitale, segno unico e distintivo per ognuno di noi, che si estrae dalle dita della mano e che rivela certamente qualcosa di profondo.

La mano è anche il primo taccuino per il bambino, la tela bianca su cui scarabocchiare.

Insomma, consideriamo il palmo della mano come la primordiale superficie di visualizzazione, una specie di schermo che assume vita propria e che contiene un codice da ricavare. 

Oggi le mani sono implicate nell’uso delle tecnologie contemporanee, per reggere gli schermi che ci permettono di interagire nell’ambiente in cui siamo integrati. Tutte le tecnologie hanno origine gestuale: quando un gesto viene trasferito su un oggetto esterno al corpo, questo diventa intelligente in senso tecnico.

Da sempre gli umani si sono serviti di utensili per compiere determinate azioni, al contrario degli animali per i quali l’utensile – l’artiglio – e il gesto si fondono in un solo organo, senza alcuna esteriorizzazione.

Molto probabilmente cinquant’anni fa non si poteva immaginare che oggi, le persone, sarebbero andate in giro con una protesi inchiodata alla mano con cui fare tutto: orientarsi nello spazio, comunicare con gli altri, lavorare, ordinarsi del cibo, studiare. Ed è solo l’inizio.

Il transumanesimo: siamo dentro al cambiamento.

Lo smartphone costantemente in mano all’uomo è solo il primo passo verso il prossimo step evolutivo, la fase embrionale che precede l’inserimento di tecnologie direttamente sotto pelle, o lenti a contatto in grado di mostrare una realtà aumentata e ricca di informazioni e dettagli.

Nel corso degli ultimi decenni, i progressi nella tecnologia e nell’intelligenza artificiale hanno aperto nuove frontiere nel campo dell’integrazione tra esseri umani e macchine.

La tecnologia degli impianti sottocutanei, nota anche come “chipping”, coinvolge l’inserimento di microchip nel corpo umano, che possono essere progettati per una vasta gamma di funzioni, come il monitoraggio delle condizioni di salute, il miglioramento delle capacità cognitive o l’interazione con dispositivi esterni. L’obiettivo principale di questa tecnologia è quindi quello di migliorare la qualità della vita umana e aumentare le capacità individuali.

L’integrazione di microchip sottocutanei potrebbe portare a cambiamenti significativi nella società e nelle relazioni umane. Ad esempio, la comunicazione e l’interazione potrebbero essere modificate dalla capacità di connettersi direttamente ai dispositivi elettronici. Ciò potrebbe influenzare la privacy e l’autenticità delle relazioni umane. Inoltre, potrebbero sorgere domande sul concetto di “umanità” stessa e sull’effetto di tali impianti sulla nostra identità individuale.

Si pensa che in un futuro non troppo lontano vivremo in un mondo di umani totalmente robotizzati. Tutti gli uomini cercheranno di ovviare alla loro limitatezza integrando della tecnologia in loro stessi e molto probabilmente il pianeta sarà popolato da molti più umanoidi che umani.

Elon Musk l’ha già previsto. Ha dichiarato, in più occasioni pubbliche, che esisteranno sempre meno lavori svolti dagli uomini. Il visionario ha a sollevato delle questioni non poco preoccupanti, connesse al problema della disoccupazione di massa: nel pianeta del futuro, di cosa si pccuperanno degli uomini? Ci sarà un reddito base universale per gli umani? Come faranno le persone ad avere un significato? Ci saranno guerre di supremazia dell’AI? Tanti interrogativi a cui ancora non possiamo dare risposta.

Una cosa è certa: stiamo avanzando in una nuova fase evolutiva. L’essere umano non è più un semplice soggetto passivo dell’evoluzione stessa, ma è artefice di quest’ultima e ne veicola la direzione, intervenendo sul progresso tecnologico. Siamo dentro al cambiamento, in un punto di non ritorno: i rischi per l’umanità sono altissimi e non possiamo farci trovare impreparati.