Al teatro Astor di Times Square a New York veniva proiettata la prima cinematografica del film “La rosa tatuata” di Daniel Mann, interpretato da Anna Magnani e Burt Lancaster. Infatti, il 12 dicembre 1955, l’attrice Anna Magnani – nota tra l’altro per il capolavoro del Neorealismo “Roma città aperta” – si esibiva a New York nel film che poi le avrebbe garantito il premio Oscar come migliore attrice.
La storia, tratta dall’opera di Tennessee Williams, esplicava il tema dell’amore viscerale, custodendone il ricordo che va oltre la morte e che diventa la ragione dell’intera esistenza.
Durante la proiezione, l’affluenza fu tale che molti divi di Hollywood avevano prenotato appositamente un volo per partecipare alla prima cinematografica e assistere al poliedrico talento attoriale di Anna Magnani, acclamata dal grande pubblico per l’interpretazione sentimentale e drammatica che riversava naturalmente sul grande schermo.
Nei panni di Serafina Delle Rose, l’attrice ha restituito uno spaccato di italianità intriso in un melodramma che risuonava di tradizioni, usi e costumi del Paese, ricalcati anche dalla scenografia e dalla fotografia di James Wong Howe.
L’atmosfera italiana che ne derivava era insita non solo negli oggetti familiari che accompagnavano ogni giorno di vita quotidiana di Serafina, ma anche nel ruolo che l’amore svolgeva nella vita della protagonista – alla quale la Magnani ha donato voce, corpo e anima – che dopo la morte del marito, ha deciso di chiudersi nel lutto matrimoniale, nei pregiudizi e in una morale vigente in quegli anni, aprendo così lo sguardo anche su una riflessione complessa attorno al quadro socio- culturale italiano e sul valore della rinascita, incarnato simbolicamente dalla rosa di Serafina.