Rafah è un paese a Sud di Gaza a ridosso del confine con l’Egitto. La paura è nell’aria, come l’odore di morte che si respira da settimane.
Manca il cibo, l’acqua e le medicine; in pratica non c’è più nulla. Il silenzio, viene spezzato dai raid e dalle operazioni militari israeliane. In questa terra, abitata da 200mila abitanti di cui sempre in aumento, sono i palestinesi in cerca di riparo e di cibo. I camion con all’interno gli aiuti umanitari, sono stati una goccia di speranza, in un deserto di desolazione. I luoghi in cui sarebbero dovute esserci le scorte della Mezzaluna Rossa, rafforzate dalle difese, per evitare eventuali assalti, sono semi vuote e le consegne dei vivere, avvengono solo una volta a settimana. Le persone affrontano viaggi estenuanti, della speranza a piedi, fino a qui, perché ormai, la benzina è finita da tempo. Pochi giorni fa, i magazzini dell’Ente delle Nazioni Unite per i profughi -Unrwa-, sono state prese d’assalto, dall’affamato popolo palestinese. I trasporti delle persone malate, devono essere autorizzati a lasciare il paese, per essere trasportati negli ospedali egiziani. Molte, sono le famiglie che possiedono passaporto straniero, che si recano al valico di Rafah, alla ricerca di un permesso per andare via; permesso che giunge dopo giorni -nei casi più fortunati-.