Il 5 dicembre 1926 a Giverny moriva Claude Monet, uno dei rappresentanti del movimento artistico dell’Impressionismo, che raggiunse il suo acme nell’Ottocento.
La pittura en plein air, consistente nel dipingere all’aperto e afferrare ogni sfumatura creata dalla luce, è stata il perno attorno a cui ruotava tutta la produzione artistica di Monet.
Nel 1874 si tenne la prima mostra impressionista, presso lo studio del fotografo parigino Nadar, che vedeva l’esposizione dei quadri di Édouard Manet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, oltre a Claude Monet.
L’origine del nome del movimento, tra l’altro, si fece risalire al titolo dell’opera di Monet “Impression: soleil levant”, alludendo anche alla tecnica pittorica degli impressionisti che desiderano, attraverso la loro arte, catturare l’istante, l’attimo fuggente: le veloci pennellate di colore, i paesaggi dipinti attraverso l’osservazione diretta (en plein air, all’aria aperta) ricercavano la veridicità del realtà colta nel suo “carpe diem”.
I colori, le ombre, le singole sfumature degli oggetti si inserivano, infatti, in un continuum percettivo volto a fissare l’attimo, pur sempre influenzato dalle istanze interiori dettate dalla personalità dell’artista.
Monet, durante la sua carriera, ha realizzato vari dipinti in serie, basti pensare alla celebre Cattedrale di Rouen del 1892, ripresa in diversi momenti della giornata a seconda delle variazioni di luce.
Il soggetto cardine attorno al quale ruotava tutta la poetica impressionista era pur sempre la natura: nel periodo di malattia Monet dipinse le sue ninfee a Giverny, sottolineando ancora una volta il perpetuo mutamento, evidenziato dalla verità della luce. La complessità della serie delle Ninfee, risalente al 1897 e poi interrotta, era ricca di spunti di riflessione sulla propria concezione di vita e si faceva promotrice di un mondo alternativo, un rifugio – in senso artistico – in cui immaginare un mondo onirico.
Tuttora, alcune opere celebri dell’artista sono conservate presso la Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Roma; altre a Parigi, nel Musée Marmottan Monet, nel Musée de l’Orangerie e nel Musée d’Orsay.