
Una tregua con complicazioni, quella prolungata nelle ultime ore in Medio Oriente.
Il Nord di Gaza è una delle zone più sensibili della città, ma nel momento in cui è stata dichiarata la pausa alle ostilità, in cambio degli ostaggi, non ci si aspettava la possibilità, o almeno non cii si augurava che accadesse ciò che è avvenuto. L’equilibrio, in queste ore più che mai è decisamente precario e, con l’esplosione di tre ordigni, “in contrasto netto con il cessate il fuoco” il portavoce militare di Israele ha sottolineato l’accaduto. Tre militari israeliani, che si trovavano nella zona nord di Gaza, sono rimasti leggermente feriti dalle deflagrazioni, che avrebbero potuto creare una strage di soldati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, vista la situazione in cui riversa la popolazione palestinese ha affermato che a Gaza: “Si rischiano più morti a causa delle malattie, che per i bombardamenti”. Il quarto giorno di “tregua”, secondo l’Egitto, sarebbe trascorso senza particolari complicazioni invece, La Mezzaluna rossa ha denunciato che Israele abbia impedito l’accesso a ben 60 ambulanze -inviate da varie parti del mondo-, mentre solamente a 18, sarebbe stato consentito l’accesso a Gaza. Mentre per gli Stati Uniti esultano con il presidente Biden e con il Segretario di Stato Blinken, per il rilascio degli ostaggi israeliani e, per l’impegno costante con Israele per far rilasciare gli altri, i civili palestinesi, nonostante gli aiuti del mondo, restano sospesi tra fame e malattie.