Nessuno può considerarsi al sicuro, soprattutto nelle terre colpite dalla guerra e a farne le spese sono soprattutto i giovani che lottano per il proprio futuro, la propria terrà e la libertà.

Neanche nel campo profughi di Jenin, gli oltre 17mila sfollati, possono trovare una tregua dai bombardamenti, dalle angherie, dalla violenza. Gli scontri con i soldati, sono all’ordine del giorno e, ad oggi, circa 10 giovani sono rimasti uccisi in questi scontri, in un solo giorno. Nonostante la presenza, ormai di istituzioni culturali, associazioni benefiche e volontari, non si riesce a frenare l’ondata di violenza. Chiese bruciate, luoghi di culto trasformati in fosse comuni e nessun rispetto per il sesso e l’età dei civili. Attacchi e uccisioni che non sono riconducibili “solo” all’inizio della guerra del 7 ottobre scorso, ma che si protraggono da anni, senza sosta, complice il silenzio e la “disattenzione” del mondo. E sono proprio i giovani, insieme alle donne e ai bambini, a pagarne le conseguenze, in giorni interminabili in cui, il fattore tempo non è più una variante, ma un elemento imprescindibile. Il conflitto si fa di ora in ora, sempre più violento, coinvolgendo il Libano, con gli Hezbollah e scongiurando la possibilità sempre più possibile dell’ingresso di Siria ed Iraq nel conflitto.