Il 2 novembre 1975 moriva in circostanze misteriose il poeta, scrittore, regista, drammaturgo Pier Paolo Pasolini.
“Abbiamo perso un poeta, e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono solo tre o quattro dentro un secolo. Quando sarà finito questo secolo Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta”: con queste parole lo scrittore Alberto Moravia si espresse sulla scomparsa di Pasolini, il cui caso permea tuttora molti aspetti della storia italiana.
Nei pressi dell’idroscalo di Ostia fu ritrovato il corpo senza vita, che nascondeva una verità celata e soffocata, in quanto capace di scardinare presunti equilibri politici.
Considerato uno dei più importanti intellettuali del Novecento, in tutta la sua vita Pasolini si è distinto come intellettuale scomodo, che non si è mai omologato alla società dei consumi e dei mezzi di comunicazione di massa. Un uomo poliedrico, che si è cimentato in vari prodotti cinematografici, testi teatrali, raccolte di poesie, traduzioni di classici greci e latini, saggi.
Il caso Pasolini è poi diventato oggetto di numerose indagini e riflessioni, tra cui quelle del giornalista Michele Emi Maritato, autore del libro La Fine del diverso, che ripercorre le varie tappe dell’omicidio politico di Pier Paolo Pasolini, ucciso misteriosamente il 2 novembre 1975 e la cui morte viene legata a quella di altri due personaggi di spicco come Aldo Moro ed Enrico Mattei.
Il grande poeta si distingueva con il suo spirito libero e poliedrico, unica voce in un panorama intellettuale ormai omologato, con la volontà di battersi coraggiosamente contro l’omertà, l’incomprensione, il turbamento interiore, attraverso la spiccata empatia e la condivisione con i suoi ragazzi borgatari.
Tuttora, l’impegno politico e sociale del corsaro Pasolini vive come un mònito per le generazioni passate, presenti e future, pronte a tutelare la propria libertà individuale, a incentivare la capacità critica e la curiosità, a coltivare degli ideali volti a contrastare la criminalità.
“La morte non è
nel non poter comunicare
ma nel non poter più essere compresi”.