Nelle ultime ore si susseguono sempre più dettagli agghiaccianti riguardo al Kibbutz di Kfar Aza, in Israele.
Corpi abbandonati, tanti, nessuno ha il coraggio di contarli, alcuni sono ammatassati. Per loro non ci sarà una degna sepoltura. In molti sono bambini, alcuni dei quali decapitati. Sono immagini che fanno male, si va oltre la guerra e l’umana comprensione. In questo luogo le case sono umili, spoglie ed ormai non sono rimasti sopravvissuti, ma “solo” 200 cadaveri di cui 40 tra neonati e bambini, molti dei quali resteranno senza nome. Non si può parlare di guerra, non è possibile accettare che accadano queste stragi. I terroristi, probabilmente gli stessi o molti dei quali potrebbero essere gli stessi del rave, sono passati per due volte nei medesimi luoghi, per accertarsi di “aver ripulito” totalmente la zona. Paesaggi di morte e di un silenzio innaturale nel kibbutz ribattezzato della morte, in cui le case sono state bruciate, mentre le tavole erano imbandite per il pranzo. Addirittura i soldati e i maggiori sono visibilmente sconvolti, mentre la terra è macchiata ancora di sangue. Non si parla più nemmeno di pace, in questi luoghi e intanto la guerra prosegue (qualora fosse mai cessata). Per molti era inevitabile una reazione del genere, dopo azioni di “reciprocità”, l’unica cosa certa è che le vittime, siano sempre gli innocenti a pagarne le conseguenze, indipendentemente da tutto.