In occasione della Giornata mondiale degli insegnanti, celebrata anche quest’anno per ricordare l’importanza del loro ruolo educativo, emerge più che mai la problematica della carenza del personale docente nelle scuole.
Come sottolinea l’Unesco, gli insegnanti sono meritevoli di essere ricordati e di aver riconosciuta la loro straordinaria funzione in ogni Paese.
È necessario riflettere, infatti, sulla valenza educativa assunta dagli insegnanti nella costruzione della coscienza degli adulti di domani, nella vita di tutti i giorni.
L’obiettivo di tale giornata consiste nell’incentivare il sostegno agli insegnanti per preservare la possibilità di adempiere ai doveri educativi della società e di soddisfare i bisogni delle future generazioni. Il tema di quest’anno è “Gli insegnanti di cui abbiamo bisogno per l’educazione che vogliamo: l’imperativo globale per invertire la carenza di insegnanti”, una mancanza palpabile da mesi e alla quale si cerca costantemente di sopperire.
L’educatore non è solo colui che deve trasmettere determinati contenuti nozionistici ma deve essere un faro che illumina e conduce l’educando alla scoperta della verità, insita in sè stesso.
Sull’esempio della filosofia socratica e del principio del “sapere di non sapere”, è necessario che l’insegnante metti in pratica la cosiddetta maieutica – o “arte di far partorire”-, cioè un procedimento dialogico grazie al quale è possibile giungere a verità universali, all’interno di un complesso iter pedagogico che fonda la sua ragion d’essere nel costante dialogo tra allievo e maestro.
Un insegnante è un faro e una guida nel processo di crescita dello studente, che si avvia gradualmente verso la scoperta della bellezza della conoscenza di cui il maestro si fa portavoce.
In virtù del pensiero pedagogico di Friedrich Froebel, uno dei primi realizzatori dell’asilo nido con i Kindergarten, il vero compito dell’educatore, dunque, consiste nel fungere da mediatore tra l’allievo e la natura interiore ed esteriore, aiutandolo a scoprire la propria interiorità e a raggiungere, così, la sophìa.
“Un buon insegnante non è affatto quello che sa tutto. E quello che ci ascolta e si fa piacevolmente ascoltare.
Quello che insegna a pensare, non cosa pensare. Dando il meglio di sé, ma soprattutto tirando fuori il meglio da ciascuno di noi.”