Siamo lieti di intervistare Mattia Rame, un giovane cantautore italiano, formatosi tra le note di De André, Bowie e Battiato, quest’ultimo destinato a diventare il riferimento principale tra gli artisti italiani. 

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Da sempre appassionato di musica, parole e poesia, si lascia andare anche alle influenze dei Pink Floyd, Dylan, i Doors, gli Stones, gli Smiths, i Radiohead, i Nirvana.
Il suo sound unico e personale e l’omaggio a Battiato emergono più che mai negli ultimi lavori, sotto la guida di Giancarlo Bornigia e con la sua neo-etichetta Gallia Music, con la pubblicazione di “Muoviti” e “Mare Mare”, brani che anticipano il primo disco ufficiale dell’artista, “Lo Spazio, l’Egitto, Battiato”.

Come ti sei avvicinato alla musica?
“Formalmente in età più adulta, anche se i primi approcci con la musica risalgono a quando ero piccolo: avevo una chitarra classica che mio padre aveva comprato con i suoi risparmi e ogni volta che la guardavo nel nostro salone ne ero affascinato. Era in quella custodia di pelle nera, la guardavo e provavo un amore che non era, però, ancora ben strutturato. All’epoca aiutavo mio padre in garage e, mentre ascoltavo la radio, seguivo ossessivamente i suoni, la melodia, le parole. Quando andavo a liceo ho iniziato ad ascoltare De André e Battiato grazie ad alcuni miei zii.”

Quali artisti hanno ispirato il tuo percorso musicale?
“Il primo autore è stato De André, poi Dylan, Battiato, Bowie. Ora come ora ascolto tutta la musica di adesso, ho tanti riferimenti, però sono stati questi cantautori ad avermi influenzato musicalmente.”

Hai un’altra passione oltre la musica?
“Mi piacciono molto la letteratura, la poesia – in senso stretto -, il cinema.”

Di cosa parla il tuo nuovo singolo “Mare Mare”, omaggio a Battiato?
“Lo snodo centrale si trova nella frase «Sui giornali non troveremo come essere uomini»: è una riflessione sull’inconsistenza di una grande rilettura in cui tutto passa per l’informazione. Rimango allibito quando le persone vogliono sapere quello che accade ma non hanno la voglia e la curiosità di capire l’enorme differenza tra informazione e cultura. Non c’è la voglia di approfondire e di legarsi ad una cultura, di scendere a fondo nelle ragioni e nella conoscenza. Questo è un danno per la società.”

Battiato ha avuto, dunque, un forte impatto nella tua musica. In cosa ti sei sempre rivisto?
“Il match è stato su un citazionismo e su una connessione fatta di arte, letteratura, ricerca filosofica e poesia. Non ci sono barriere tra questi mondi ma solo una connessione di questi saperi che portano a una conoscenza del mondo. Io ho studiato filosofia all’Università perché mi piace l’atteggiamento dello studioso, l’approccio di chi vuole contemplare il mondo così come hanno fatto i grandi artisti e come ha fatto, tra l’altro, Battiato. Adesso, invece, vige una tendenza orientata verso una figura dell’entertainment e manca una sapienza filosofica, artistica e poetica.”

Quale messaggio vuoi trasmettere all’ascoltatore?
“Voglio cercare di dare una visione del mondo che sia incentrata sulla condivisione, sull’interesse per l’altro e le storie degli altri. Mi piace raccontare storie perché mi piace ascoltarle, mi interessano le vite degli uomini; tutti siamo una ricchezza. Mi piacerebbe trasmettere la voglia di cercare, scoprire e trovare una bellezza anche nelle difficoltà dei momenti per sentirsi sempre una parte del tutto. Bisogna ricordare l’importanza di fare comunità – anche passando per l’individualismo – per importare un po’ di sé anche all’altro.”

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