di Luca Marrone
Modena. Nei giorni scorsi, presso il Tribunale di Modena, si è celebrata una nuova udienza nell’ambito del procedimento per l’omicidio di Alice Neri, la 32enne di Ravarino rinvenuta carbonizzata nel bagagliaio della sua auto, nelle campagne di Fossa di Concordia, il 18 novembre 2022. Tre, com’è noto, gli indagati per il delitto: il 29enne tunisino Mohamed Gaaloul, attualmente in prigione; il marito di Alice, Nicholas Negrini; il collega di lavoro Marco Cuccui, con il quale la giovane donna ha trascorso la serata precedente l’omicidio presso lo Smart Cafè di Concordia. Questi gli sviluppi delle indagini forensi in corso.
“Ignoto 1”. Nessuna traccia di “Ignoto 1” sulla spallina del reggiseno recuperato sulla scena del crimine. È quanto risulta dagli esami effettuati dai periti incaricati dal Tribunale in sede di incedente probatorio. Si era insistentemente parlato della possibile presenza di un Dna sconosciuto sul reperto ma ora i magistrati hanno negato la richiesta della difesa del tunisino di accertamenti in tal senso, spiegando che le analisi avrebbero appunto escluso tracce riconducibili a soggetti ignoti.
Il legale della famiglia Neri, l’avvocato Cosimo Zaccaria, ha così commentato: “Alice è stata uccisa materialmente, brutalizzata, ma è anche stata anche uccisa in un secondo modo a livello mediatico. Quello che è stato detto circa la presenza di tracce di Dna sul reggiseno di Alice non corrisponde al vero. Il Gip ha certificato che le uniche due tracce rinvenute erano riconducibili a due inquirenti che non avevano repertato adeguatamente. Sul reggiseno di Alice c’è solo la traccia della povera ragazza: qualcuno deve delle scuse impellenti alla figura di Alice Neri, che è stata definita indirettamente come persona poco seria.”
L’esame tossicologico sui capelli. Discusso in udienza anche l’esame dei capelli della vittima, sollecitato dalla difesa di Nicholas Negrini, assistito dall’avvocato Antonio Ingroia, sostituito per l’occasione dal collega Eolo Magni. Tempo fa si era parlato di tracce di cocaina presenti nei tessuti di Alice, ora i capelli forniti per l’analisi sono risultati negativi al tossicologico: si è esclusa la presenza delle tredici sostanze stupefacenti prese in esame. I campioni analizzati, si legge su ModenaToday, sarebbero però stati prelevati da una spazzola utilizzata sia da Alice che dalla figlia e risulterebbero di quattro differenti colori quindi, verosimilmente, caduti in tempi diversi e di non facile datazione.
Il cellulare di Gaaloul. Per quanto riguarda il cellulare del principale indiziato, non sembra sia finora emerso nulla. Si è proceduto al deposito in atti dell’hard disk con la copia forense, il cui contenuto verrà successivamente sottoposto ad analisi. “Il cellulare è stato adeguatamente copiato con la nostra collaborazione: i pin di accesso li abbiamo forniti noi”, dichiara l’avvocato Roberto Ghini, difensore di Gaaloul. “Poi verrà analizzato il contenuto, ma credo dirà davvero poco.”
E il telefono di Alice? Mistero, invece, sul cellulare di Alice. Non risulterebbe essere stato recuperato, inizialmente si riteneva fosse stato distrutto dall’incendio appiccato alla sua auto. La criminalista Katia Sartori, consulente della difesa di Negrini, rimarca che “il perito incaricato dal Gip di esaminare i chip elettronici all’interno dell’auto ha sostanzialmente detto di non aver alcun riscontro con un chip riconducibile al telefono di Alice Neri. Ad oggi il telefono della vittima non era all’interno della vettura al momento del rogo e quindi è un altro degli oggetti che manca all’appello e noi faremo sicuramente tutte le nostre istanze questa settimana per evidenziare questo dato.”
I pantaloni del principale sospettato. Dubbi permangono, infine, relativamente ai pantaloni che Gaaloul avrebbe indossato la notte e la mattina del 18 novembre scorso, anch’essi oggetto di esame. Il sospettato era stato ripreso la notte del delitto dalle telecamere dello Smart Cafè in cui Alice aveva trascorso la serata, e da altre a Concordia, verso le 10,30. La richiesta perizia avrebbe dovuto verificare che i pantaloni immortalati nelle due circostanze fossero compatibili tra loro e con quelli depositati dalla difesa. A tal proposito, l’avvocato Ghini ha affermato che “l’esito è positivo per la difesa, perché dalle immagini ritratte dal bar e dalla rotonda i pantaloni sono con ogni probabilità i medesimi. Abbiamo trovato sette punti di similitudine: non si può fare un giudizio di assoluta certezza perché le immagini non sono di altissima qualità, ma hanno identiche macchie e pieghe. Un altro elemento molto importante è che non ci sono macchie di olio lubrificante, al netto del fatto che quella che sia stato utilizzato l’olio è un’ipotesi investigativa.”
L’avvocato Magni, della difesa di Nicholas Negrini, ha riferito: “Per quanto riguarda il perito antropologo, che ha analizzato i pantaloni consegnati dalla difesa di Gaaloul per poi paragonarli con quelli ripresi allo Smart Cafè e la mattina successiva, lo stesso ha detto chiaramente che non è stato in grado di confermare o escludere che siano quelli i pantaloni, principalmente per la cattiva qualità delle immagini.”
E questo è quanto dichiarato dall’avvocato Zaccaria, legale della famiglia Neri: “I pantaloni prodotti dalla difesa non corrispondono ai pantaloni della sera del 18 e della mattina del 18. Non tanto sulla base merceologica quanto sulla dislocazione di macchie, completamente differenti.”