di Luca Marrone
Le opere di Andrea G. Pinketts tornano in libreria per HarperCollins.
La nuova collana dedicata all’Autore – vero nome Andrea Giovanni Pinchetti, scomparso nel 2018 a 57 anni – esordisce con la ristampa di Lazzaro vieni fuori e Il vizio dell’agnello, i primi due romanzi dedicati al personaggio di Lazzaro Santandrea, singolare detective “per caso”, alter ego dello stesso Pinketts, e sarà presentata al Salone del Libro di Torino sabato 20 maggio, alle 14, in Sala Granata. Nella circostanza, all’incontro Passami la lingua. L’avanguardia letteraria di Andrea G. Pinketts interverranno Daria Bignardi, Andrea Carlo Cappi, Omar Pedrini, coordinati da Carlo Carabba, con letture di Fabrizio De Giovanni.
Nel primo romanzo riproposto, Lazzaro Santandrea viene presentato come un giovane milanese che ha svolto vari mestieri ma che resta sostanzialmente indeciso sulla sua vita. Si concede una breve vacanza a Bellamonte, in Trentino, dove si recava da piccolo. Qui, casualmente, scopre che è stato ucciso un bambino e che il suo assassino non è stato individuato. Si improvvisa quindi investigatore e, con l’aiuto di alcune giovani donne, di vecchi amici e di un nano, giungerà a chiarire la vicenda. Il secondo romanzo, ambientato nella Milano dei tardi anni Ottanta, vede il protagonista spacciarsi per pranoterapeuta, sessuologo e cartomante, adottando un nome falso e utilizzando, come studio, l’appartamento di sua nonna. Si imbatterà in una bambina che avvelena i piccioni in piazza del Duomo e mira a fare altrettanto con gli esseri umani. Con l’aiuto di due amici, Pogo il dritto (futuro tassista) e Antonello Caroli (attore mancato), Lazzaro verrà a capo della strampalata vicenda.
Nella prefazione a Lazzaro vieni fuori, lo scrittore Andrea Carlo Cappi rievoca la vicenda biografica e professionale di Pinketts. Giornalista investigativo, autore di racconti premiati ai concorsi dedicati alla letteratura poliziesca (ha vinto tre edizioni del MystFest di Cattolica), scrive il primo romanzo verso la metà degli anni Ottanta, ma riesce a pubblicarlo solo nel 1992 presso una piccola casa editrice, Metropolis. L’opera sarà in seguito riproposta, come gli scritti successivi, da Feltrinelli. Le difficoltà incontrate agli esordi possono forse ricondursi alla singolarità dello stile di Pinketts, capace di introdurre nel noir suggestioni letterarie derivate dal Novecento italiano, come il gioco linguistico e intellettuale (Ennio Flaiano, Achille Campanile), disinvoltamente mescolate con gli stilemi degli autori “duri” americani e francesi (Charles Bukowski, Frédéric Dard), con i meccanismi dell’investigazione e con l’introspezione e gli interrogativi esistenziali del protagonista. Quel Lazzaro Santandrea, spesso ricorrente nelle opere dell’Autore, tratteggiato come un antieroe che tende a nascondere sentimenti ed emozioni dietro all’ironia e al sarcasmo, attraverso cui Pinketts parla immancabilmente di sé.
“Lo scrittore”, annota Cappi, “si confessa attraverso il personaggio e, in un meccanismo anche a me molto familiare, cerca l’assoluzione da parte del lettore. L’accettazione, la simpatia, l’affetto che ispira Lazzaro, con i suoi difetti compensati dalla propria etica personale, sono gli stessi di cui ha bisogno Pinketts. Una necessità che si riflette tanto nei rapporti di amicizia vecchi e nuovi, quanto nella continua ricerca di potenziali fidanzate […].” Dietro l’ironia arguta e caustica, dietro i mirabolanti virtuosismi stilistici, la disillusione. Che siano ambientate in una località di montagna o nella Milano che l’Autore conosce profondamente, diremmo visceralmente, nelle sue trame grottesche si percepisce il retrogusto di una amarezza che pare essere, anche, il rimpianto per quella che si è soliti definire innocenza perduta.
La sua singolare “voce” nasce quindi dalla capacità di armonizzare l’eccesso e la deformazione con suggestioni direttamente provenienti dall’esperienza personale. Nutrita, riteniamo in notevole misura, dall’attività di giornalista investigativo, cui si è dedicato con approccio originale, coniugando intelligenza, cultura e attitudine all’azione. È divenuto un senzatetto per condurre un’inchiesta sui senzatetto; ha assunto l’identità di un musicista rock satanico per entrare a far parte della setta dei Bambini di Satana, riuscendo ad acquisire informazioni rivelatesi utili anche agli inquirenti; ha aiutato il Comune di Cattolica nelle indagini sulle infiltrazioni del crimine organizzato. “Andava a cercare la notizia dove questa si genera”, ha spiegato Andrea Carlo Cappi in un’intervista al Giornale. “Viveva una vita quasi più romanzesca dei personaggi dei suoi romanzi.”