di Luca Marrone
Modena. Più versioni della stessa storia, considerano i quotidiani in questi giorni. Certo, la morte di Alice Neri sembra presentare più di un elemento oscuro, che richiede approfondimenti investigativi.
La giovane donna è stata rivenuta carbonizzata nel bagagliaio della propria auto il 18 novembre a Concordia, nel Modenese. Il pomeriggio del giorno precedente, come emerso dalle indagini, era tornata a casa dal lavoro e, subito dopo, aveva raggiunto un suo collega allo Smart Cafè di Concordia, dove si era trattenuta fino a notte inoltrata. Inizialmente iscritti nel registro degli indagati – come atto dovuto al fine di espletare i necessari accertamenti – il marito di Alice e il collega con cui la donna aveva trascorso la serata. Successivamente arrestato in Francia il 29enne tunisino Mohamed Gaaloul, attualmente il principale sospettato dell’omicidio.
Secondo le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dalla procura, tutti gli indizi porterebbero a lui: ciò, pur in presenza di dettagli recentemente emersi, di rivelazioni di testimoni che cambiano o comunque modificano la prospettiva del caso. Secondo la ricostruzione della procura, Mohamed sarebbe giunto allo Smart Cafè di Concordia verso le 2 del mattino, per poi andarsene e tornare in bicicletta verso le 3, come emergerebbe dai filmati di videosorveglianza.
La presenza in loco della bici, riscontrata anche nelle ore successive, confermerebbe l’ipotesi che la stessa non sia stata utilizzata dal tunisino per tornare a casa. Ma un testimone che, quel giovedì notte, mentre Alice era in compagnia del collega, si trovava a sua volta allo Smart Cafè, riferisce che Mohamed non si sarebbe mai allontanato dalla sala slot annessa al locale. In una intervista che ha rilasciato in anonimato ad Alessandro Politi, inviato di Storie Italiane, il testimone dichiara che il tunisino, dalle 2 alle 3 del mattino (quando le telecamere avrebbero immortalato l’arrivo di qualcuno al bar in bicicletta) non si sarebbe mosso dalle macchinette.
Era dunque davvero Mohamed lo straniero che ha raggiunto il locale in bici alle 3 del mattino? O il testimone ha confuso gli orari? “Quella sera noi eravamo lì, io e un amico”, afferma. “Siamo andati via e siamo tornati all’1.30 e ci siamo accorti della ragazza, Alice, seduta al tavolino con un altro giovane. Dopo, mentre io stavo giocando ad una macchinetta è arrivato questo nordafricano: era la prima volta che io lo vedevo. È venuto lì vicino a me, io stavo giocando. Poi è arrivato un altro; gli ha detto due o tre parole e io gli ho regalato quattro euro. Ho finito la nostra partita e lui si è messo a giocare dove giocavo io. Dopo di che io e il mio amico siamo andati via, intorno alle 2.45 credo, forse le 3 ma quell’uomo, il tunisino, era arrivato alle due e fino a che io sono rimasto nel locale non se ne è mai andato.”
In questa complessa vicenda si inseriscono anche le dichiarazioni della moglie del sospettato, Lisa. La donna, che al momento non risulta indagata, aveva affermato dinanzi ai giornalisti di essere stata con il marito allo Smart Cafè la sera della scomparsa di Alice. Tale dichiarazione è stata poi smentita dalle telecamere di sorveglianza all’esterno del locale. E sostituita con un altro racconto: “Io sono rimasta a casa, lui è andato al bar come fa spesso ma non c’entra nulla con questa storia.”
Con la stampa, Lisa ha sempre sostenuto il marito. Prima dell’arresto dell’uomo, aveva infatti riferito di trovarsi in Grecia e di essere poco distante dal compagno che l’aveva raggiunta dall’Italia per godersi il viaggio di nozze (i due, in effetti, sono sposati da poco). Secondo quanto emerge dalle indagini, la donna potrebbe invece avere facilitato la fuga del 29enne, anche se non è chiaro se lei fosse a conoscenza del motivo dell’allontanamento di Gaaloul dal Modenese. Lo scorso 24 novembre, parlando al telefono con la moglie, Mohamed ha cercato di tranquillizzarla, spiegandole di “aver dormito in strada” ed esortandola a “non essere angosciata per la sua scomparsa”. Poi, lo stesso le ha chiesto di non rientrare nella loro abitazione e, in seguito, di raggiungerlo per entrare in Svizzera insieme. La donna è quindi partita alla volta di Bologna e da qui, il 26 novembre, ha raggiunto Milano, dove ha incontrato il marito. Insieme, i due hanno passato il confine con la Svizzera, per poi separarsi. “Dirò che non so dove diavolo sei”, la donna avrebbe detto, secondo Fanpage, in un’intercettazione.
In ogni caso, è possibile che un significativo contributo all’indagine possa giungere dalla scienza forense: sembra che sulla scena del crimine siano state repertate tracce di dna, che potrebbero essere presto comparate con quelle del sospettato. Che – è una notizia di oggi – sarà consegnato all’Italia, dove arriverà nel giro di una decina di giorni. L’udienza in Francia, dove il 29enne è stato arrestato il 14 dicembre scorso, si è conclusa verso mezzogiorno e l’indagato, in accordo con il difensore Roberto Ghini, non si è opposto alla consegna. Non ci sono state domande, né dichiarazioni spontanee da parte di Gaaloul. Una volta rientrato in Italia, l’uomo sarà sottoposto all’interrogatorio davanti al Gip.