di Luca Marrone

Quando, nel 1981, apparve sugli schermi I predatori dell’Arca perduta di Steven Spielberg, il suo protagonista, il professor Henry Walton Jones Jr, meglio conosciuto come Indiana Jones, non mancò di risvegliare un profondo interesse per l’archeologia, di cui giunse a rappresentare una perfetta incarnazione “mitologica”.

E diede vita – o nuova linfa – a un filone del cinema di avventura che, proprio sull’onda dello straordinario successo della pellicola spielberghiana, ripropose agli spettatori vicende incentrate su cacciatori di tesori, impavidi esploratori, luoghi esotici, antiche maledizioni, etc. Basti pensare, tra gli altri, a film come All’inseguimento della pietra verde (divertente e scanzonata caccia al tesoro nella giungla colombiana), Allan Quatermain e le miniere di Re Salomone (versione “Indiana Jones” del romanzo di Henry Rider Haggard), fino – ovvio, senza pretese di completezza – a produzioni più recenti, tra cui La mummia (rivisitazione, anch’essa à la Spielberg, di un risalente mito del cinema horror) e Lara Croft (incisiva declinazione al femminile della figura dell’archeologo-avventuriero).

Se queste e altre pellicole del genere hanno contribuito in modo significativo a conferire grande popolarità alla figura dell’archeologo, ne hanno talvolta comprensibilmente fornito una rappresentazione non del tutto plausibile e ancorata alla realtà. È quanto emerge dalla lettura de L’archeologo sul grande schermo, di Francesco Bellu, giornalista e, a sua volta, archeologo (Edizioni NPE). L’opera offre una attenta analisi del fenomeno, con riferimenti sia la storia del cinema che quella dell’archeologia. Passa in rassegna tutti i film che propongono una rappresentazione di tale figura, dal cinema muto fino alle produzioni più recenti ed esamina, quindi, film di genere (d’avventura, ovviamente, ma non senza riferimenti all’horror e persino al soft-core e all’hard-core) e opere più palesemente d’autore. Un volume affascinante e originale, un inedito viaggio alla scoperta di una professione che, grazie alla mitizzazione che continua a offrirne il grande schermo, vanta un profondo radicamento nell’immaginario collettivo.

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