Si conclude con questo articolo la mini docu-inchiesta condotta da Ventonuovo quotidiano sul caso di Sarah Scazzi, la ragazzina di Aventrana barbaramente assassinata il pomeriggio del 26 agosto 2010, mentre si trovava a casa degli zii, per mano della cugina Sabrina Misseri e della zia appunto Cosima Serrano. Il sottoscritto e la redazione tutta coglie l’opportunità per rinnovare la vicinanza ai familiari più stretti della ragazza.
Oggi scandaglieremo in primis il momento X, quello in cui Sarah Scazzi è stata sottratta alla vita da persone cui voleva bene e nelle quali riponeva la massima fiducia e grande affetto, (la zia e la cugina appunto, ndr). Secondo il rapporto del medico legale le cause della morte sono da imputare ad una “asfissia meccanica da costrizione”. Cioè la povera ragazza fu strangolata strangolamento.
Dalle analisi sul corpo della vittima non sono poi emersi segni di difesa men che meno di lotta. Questo è stato uno degli elementi cruciali in tribunale utilizzati dall’accusa per dimostrare la colpevolezza di Sabrina e della madre Cosima, in quanto rappresenterebbero l’evidenza che il momento morte sia avvenuto con un’aggressione effettuata di concerto dalle due donne.
Segnatamente la cugina compiva materialmente il delitto avvalendosi di una struttura nastriforme come arma del delitto, presumibilmente una cintura, con la quale circuiva il collo della povera ragazza. La madre dell’omicida nel frattempo provvedeva a tenere bloccata Sarah impedendole di reagire e ribellarsi. Da qui le evidenze che testimoniano il fatto che la vittima “non ha lottato”. Nessuna traccia sotto le unghie di Sarah. L’omicidio è stato commesso, come verrà dichiarato a processo, tra le ore 14:00 e le ore 14:23 di quel triste giorno, nel garage della abitazione Misseri, che fu ribattezzata dai media come “la villetta degli orrori”. Successivamente con il ritorno a casa di Michele Misseri è iniziata l’attività di soppressione, con la ragazza che fu gettata in un posto pressoché introvabile, un piccolo pozzo largo appena 1 metro nella campagne tarantine, in località Mutunato. Ricordiamo che con sentenza definitiva di cassazione il 21 febbraio 2017 il tribunale di Taranto ha condannato all’ergastolo le due donne e a 8 anni di reclusione l’uomo. Più altre condanne minori a componenti della famiglia Misseri per favoreggiamento, falsa testimonianza e reati minori.
Un retroscena segreto
Ma veniamo al retroscena segreto. I mesi precedenti il delitto, sono caratterizzati dalla fine di un lungo matrimonio, quello tra Michele Misseri e Cosima Serrano. Una famiglia quella Misseri tradizionalmente matriarcale, con Cosima che si occupava dei conti familiari e prendeva tutte le decisioni più importanti. Si palesa un contesto in cui Michele appare oppresso da questa donna, sottomesso. Emblematica a tal proposito un’intervista concessa nei primi giorni seguenti il fatto in cui entrambi furono sollecitati da un’emittente e nel corso dell’intervista la donna lanciò una gelida occhiata nei confronti del marito, colpevole di star facendo delle dichiarazioni non gradite alla moglie. Michele, si tacque immediatamente. Tornando al processo invece, dalla lettura dei messaggi intercorsi tra Sabrina e Ivano, sono emersi dei particolari agghiaccianti che rendono questo caso, seppur chiuso sotto l’aspetto giudiziario, alquanto misterioso ed enigmatico. Sabrina scriveva al suo amato: “Io me ne andrei sul serio ma non voglio lasciare mio padre nelle grinfie di mia madre”; “Mio padre è l’unico a cui sono legata tantissimo della mia famiglia”.
Ed ancora: “Mi sa che i miei si separano. Oggi tutti e due si sono sentiti male anche a livello di salute”; “Cioè che ti devo dire? Mia madre non cucina più per mio padre e quindi lo faccio io”. Questi messaggi parlano chiaro: il matrimonio tra Michele Misseri e Cosima Serrano è finito; Sabrina è preoccupata per il padre e non vuole vederlo soffrire, mentre la Serrano viene dipinta come una donna aggressiva, poco propensa ad un dialogo. Da tutto ciò si intuisce il perché oggi Michele non indossi più la fede nuziale.
Ivano Russo ha mentito

Ivano Russo ha mentito alla corte durante il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi. Tuttavia non potrà essere sottoposto ad alcuna carcerazione visto che il reato è prescritto. È quanto si legge sostanzialmente nelle motivazioni della sentenza, e mai pubblicate finora, con la quale la corte d’appello di Taranto ha dichiarato prescritto il reato nei suoi confronti. Il procedimento, ribattezzato dalla stampa «Sarah bis», al termine del processo di primo grado aveva portato alla condanna a 5 anni di carcere per Russo e ad altre 10 condanne: erano tutti testimoni nelle indagini e nel processo per l’omicidio della 15enne uccisa e gettata in pozzo delle campagne di Avetrana il 26 agosto 2010. Favoreggiamento era l’ipotesi di reato nei confronti di Ivano Russo, il giovane di Avetrana che sarebbe stato al centro della contesa tra Sarah e la cugina Sabrina Misseri condannata definitivamente all’ergastolo insieme con la madre, Cosima Serrano, per l’omicidio della 15enne: per la procura ionica aveva ricostruito «in modo reticente e difforme dal vero» i suoi rapporti con le due ragazze cercando «di non fare emergere il particolare interesse sentimentale che Sabrina aveva nei suoi confronti e l’interesse sentimentale che la Scazzi aveva maturato sempre nei suoi confronti» e anche il «contrasto nato tra le due cugine».
